Prodi ostenta dolore per Max ma gongola per la bocciatura

PAZIENTE La prossima rivincita è quella su Veltroni. E intanto continua la corsa all’Onu

Roma«È incredibile sono scioccato», «mi dispiace per Massimo», «una scelta inspiegabile», «sono veramente sconvolto», «francamente non me l’aspettavo». Così Romano Prodi dall’America nell’ennesimo tour di conferenze, sulla stroncatura di Massimo D’Alema in corsa per la poltrona di ministro degli Esteri dell’Europa. Ma non è forse esagerato, tanto dolore così struggente per il niet socialista che ha fermato l’ascesa dell’amico e compagno, col quale i rapporti sono ovviamente «ottimi»?
Ghignano, gli amici bolognesi del prof: «Soc, ha detto proprio queste cose? È un perfido!». Già, perché mai Prodi dovrebbe piangere la sconfitta di colui che lo lasciò impallinare alla sua prima esperienza di governo, prendendone il posto? Ora poi, non c’è soltanto il sapore freddo della vendetta da assaporare, Prodi aveva anche un conflitto di interessi concreto, con D’Alema. Se Spezzaferro infatti fosse diventato mister Pesc, avrebbe fermato la corsa di Prodi all’incarico di segretario generale dell’Onu, alla scadenza del mandato di Ban Ki-Moon. Per questo si dà da fare in giro per il mondo, tiene conferenze in ogni università, va a far visita ai governanti di ogni continente. Ma due italiani ai vertici internazionali sono troppi da digerire. Così adesso, Prodi corre più libero e leggero.
Dunque la nemesi gli ha donato due piccioni con una fava. Sapete, quanto sia permaloso e rancoroso il padre dell’Ulivo e del Pd. Credete che possa aver perdonato il parricidio subìto nel ’98 dal «figlio di un dio minore»? Da allora Prodi sta sulla riva del fiume, versando lacrime feroci ad ogni fulmine che colpisce D’Alema. I lamenti da prefica innalzati a Washington se li stava pregustando da giorni, gli amici confermano. È paziente, il Prof. Sta sul fiume e non si placa. Ora aspetta che passi anche Veltroni, l’altro che lo ha fregato al secondo governo, l’anno scorso.
Ma è una riva mobile che Prodi si porta dietro per il mondo. Il mandato di Ban Ki-Moon scade il 31 dicembre 2011, e nell’anno ormai prossimo i giochi per la successione si faranno caldi. Decide il Consiglio di Sicurezza, 15 Paesi compresi i 5 vincitori dell’ultima guerra, membri permanenti e con potere di veto; e la nomina è convalidata dall’Assemblea generale dell’Onu, che non ha mai contestato la scelta dei 15. Non ci sono ancora candidature ufficiali, ma la corsa è già partita nell’ombra. E Prodi è ben piazzato: due volte premier del suo Paese, presidente della Commissione Ue, coordinatore per l’Onu del peacekeeping in Africa. Avete notato che dal settembre dell’anno scorso, quando ha avuto il prestigioso incarico da Ban Ki-Moon, evita di dire alcunché che possa suonare non solo offensivo ma nemmeno critico, sul governo Berlusconi? Perché come lo sfortunato D’Alema, anche Prodi ha bisogno dell’investitura del Cavaliere per diventar segretario generale.
Siamo sinceri, nel mondo sono noti soltanto due politici italiani, Berlusconi primo e Prodi secondo. Gheddafi li considera suoi amici alla pari, il giorno prima di ospitare Berlusconi per la firma della pace con l’Italia, sotto la tenda ha voluto Prodi. L’Africa è già per il prof, il quale per rastrellar consensi ha fatto visita pure a Omar el Bashir, presidente del Sudan accusato di crimini contro l’umanità. Non s’è fatto scrupolo di andare pure in Iran, così anche Ahmadinejad ora fa il tifo per lui. A Pechino è di casa, gli han dato pure una cattedra alla Business School di Shanghai e Wen Jiabao gli ha fatto tenere una lezione alla Scuola centrale del partito comunista. Tanto la Cina quanto gli Usa lo considerano il loro candidato, e non solo perché sta nel Club di Madrid con Clinton ed altri 71 prestigiosi ex. E poi tiene lezioni e corsi a Oxford, a Lovanio e nelle università più famose del globo, che lo pagano pure. Forse D’Alema è professor at large della Brown University di Providence?