La propaganda dei piaceri

Non avrei mai pensato che mi toccasse un giorno stabilire principi di carattere etico per spiegare non solo i miei comportamenti, ma la situazione di grande confusione di un'epoca come questa. Certamente, dopo una lunga transizione, siamo a una svolta. Come accade ormai da molti secoli, il primo decennio di quello che, nel nostro caso, è anche un millennio, è il tempo delle scelte in cui si stabiliscono un nuovo gusto e un nuovo stile. Se agli inizi del Trecento, fra il 1303 e il 1305, Giotto dipinge la Cappella degli Scrovegni, se tra il 1600 e il 1610 Caravaggio inventa una nuova visione, se nel 1907 Picasso dipinge Les Demoiselles d'Avignon e nel 1909 nasce il futurismo, nel 2007 qualcosa dovrà accadere, se non è già accaduto, che indichi un nuovo orientamento.
È indubitabile che il primo segnale, catastrofico e apocalittico, ovviamente di significato non soltanto estetico (ma anche estetico), è il crollo delle Twin Towers a New York. Non uno scontro di civiltà, ma certamente il confronto fra una civiltà integra e totalitaria e una civiltà disgregata e relativistica. Con le due torri è definitivamente crollato un sistema di valori di riferimento, una identità, dell'Occidente che, non per caso, Bush tenta di ricostruire intorno ai valori cristiani spostandone i presidi dall'Europa all'America. Incredibilmente, pochi lo ricordano, egli ha pubblicamente esortato gli americani alla castità. Si è dunque sostituito a un capo religioso, avvertendo che la forza della civiltà musulmana è nella perfetta coincidenza di valori civili e di valori religiosi. Che poi non siano i nostri, non toglie «valore» ai valori religiosi occidentali, cioè cristiani.
L'Occidente ha lentamente logorato quel sistema di valori attraverso una estensione dell'individualismo, in contrasto (nonostante Pascal) con il mondo cristiano. Era forse inevitabile che, nel tentativo di arginare questa deriva, il papa del nostro tempo fosse una personalità, intellettualmente dotata sul piano teologico e filosofico, ma inattuale, come Joseph Ratzinger, un hegeliano del Cristianesimo. E molto piace la sua resistenza alle continue minacce dell'individualismo che pretende di assumere una dimensione etica. I valori di riferimento non possono che essere collettivi. È questa la forza del Cristianesimo e anche del marxismo. E ora del mondo musulmano. Ma l'Occidente coltiva l'individualismo, che non vuol dire che ogni scelta individuale ha valore morale. Giacché si può, deliberatamente, scegliere anche il male. E avere il pudore di non contrabbandarlo per principio morale.
In questo senso, entro il cattolicesimo si comprende perfettamente un'opera eversiva come i Fiori del Male di Baudelaire. Ma Baudelaire non definisce una sfera etica, e neppure soltanto una sfera estetica, ma indica un suo disagio. Che crescerà nella vicenda artistica e umana di Arthur Rimbaud e Paul Verlaine. Ho fatto riferimento a questi straordinari poeti perché, probabilmente, con essi comincia quel ribellismo, denso di significati, non soltanto letterari, che porterà all'esperienza paradossale e dandystica di Oscar Wilde, il cui esempio irripetibile è all'origine di molte posizioni caricaturali, che ambiscono a sconfinare in quella sfera morale che lo stesso Wilde avrebbe aborrito. Wilde, come Giovanni Testori più tardi, non avrebbe mai detto: «fatelo anche voi». Né avrebbe, al posto di battute fulminanti, e variamente memorabili, concepito una «etica». Ce la aspettiamo da Spinosa, non da Wilde. Così oggi, dopo decenni di laboriose contraddizioni, non si capisce più niente, e il cretino aspira a diventare riferimento di tolleranza, apertura mentale, progresso, sotto l'etichetta miracolosa di «laico». Sotto la quale spesso, con equivoco alfabetico, si nasconde soltanto il «laido». E non lo dico, ovviamente, con pregiudizio moralistico, giacché non ho nulla contro il laido, ove questo non pretenda di essere altro. Gran parte dell'umanità trova solo piacere in situazioni laide. Ma i migliori ne hanno perfetta coscienza e non aspirano a proporsi come esempi.
Ecco, la sfera morale è nella esemplarità. Forse questo la connota in modo definitivo. Mentre chi si droga, chi assume cocaina, chi si ubriaca, chi pratica sesso di gruppo, ha tutto il diritto di farlo, ma non deve sentirsi investito della missione di propagandarlo. Questo mi appare, ancora, il discrimine. Una cosa sono i valori, un'altra i piaceri. Si chiamano per questo con parole differenti. Tutte le scelte individuali, anche quelle estreme, sono rispettabili, non tutte sono esemplari.Vittorio Sgarbi
(1. Continua)