Proposta contro l'usura: chi denuncia il "pizzo" non pagherà le tasse

La Commissione Giustizia ha concluso l’esame del testo contro
l’usura e l’estorsione. Prevista  la possibilità per chi denuncia il "pizzo" di non pagare per un certo periodo alcune
tasse

Roma - La Commissione Giustizia della Camera ha concluso oggi l’esame, in sede legislativa, del testo contro l’usura e l’estorsione. Il provvedimento, che ha visto come relatrice il presidente della commissione Giulia Bongiorno, prevede tra l’altro la possibilità per chi denuncia il "pizzo" di non pagare per un certo periodo di tempo alcune tasse comunali. La norma, introdotta con un emendamento del Pd, era stata richiesta a gran voce da alcuni enti locali siciliani. Ora la proposta di legge va al Senato per completare l’iter della sua approvazione.

Tra le novità del testo: la concessione di un mutuo per gli imprenditori falliti, ma non condannati con sentenza passata in giudicato per vari delitti tra cui quelli contro la pubblica amministrazione; la costituzione degli "Organismi di composizione della crisi". Questi ultimi sono dei soggetti, che potranno essere pubblici o privati, che avranno il compito di assumere "ogni opportuna iniziativa per consentire ad un soggetto di superare la crisi da sovra indebitamento". In pratica, dovranno aiutare il debitore a fare un piano di rientro. Grazie a questa norma, modificata con alcuni emendamenti presentati da Manlio Contento (Pdl), gli Organismi di composizione della crisi dovranno tentare di raggiungere un accordo per superare la crisi da sovra indebitamento. E dovranno comunicare ogni sviluppo della situazione al magistrato. Per svolgere tale compito, il giudice e gli Organismi (autorizzati del magistrato) potranno accedere ai dati dell’anagrafe tributaria e ottenere informazioni anche presso le banche dati pubbliche.

Se il debitore, per riuscire a partecipare alla procedura di composizione della crisi prevista dal progetto di legge, aumenterà o diminuirà il suo passivo o dissimulerà anche dolosamente una parte rilevante dell’attivo o simulerà attività inesistenti, verrà condannato al carcere da 6 mesi a 2 anni e al pagamento di una multa che potrà andare dai 1000 ai 50 mila euro. Stessa condanna toccherà a chi altererà, con gli stessi fini, la documentazione contabile e a chi effettuerà pagamenti non previsti nel piano concordato. Ma verrà punito anche chi non rispetterà i contenuti dell’accordo e chi aggraverà volutamente la sua posizione debitoria. Rischia invece da 1 a 3 anni di carcere e la multa da 1000 a 50 mila euro il componente dell’Organismo di composizione della crisi che renderà false attestazioni o che cagionerà danno ai creditori omettendo o rifiutando, senza giustificato motivo, un atto del suo ufficio. Ma gli Organismi di composizione potranno essere anche privati: potranno essere cioè dei liberi professionisti o dei notai nominati dal presidente del Tribunale o da un magistrato da lui delegato.

Con decreto del ministro della Giustizia saranno stabilite le tariffe applicabili all’attività svolta da questi professionisti, in considerazione, tra l’altro, del valore della procedura. Il ministro della Giustizia dovrà poi trasmettere alle Camere una relazione annuale sullo stato di attuazione della legge che contiene, anche, una serie di misure contro l’usura come quella, ad esempio, secondo la quale non potranno essere concessi mutui a favore dei soggetti condannati per tale reato.