La proposta di Rotondi Federazione dei moderati sotto le insegne del Ppe

Il leader della Dc presenta 6 ex parlamentari e un consigliere regionale che hanno aderito al suo partito: spero che l’Udc abbia un ripensamento

da Roma

Sette new entry, tutte in arrivo dalle file della vecchia Democrazia cristiana. Tutti ex parlamentari, deputati o senatori, tranne un consigliere regionale della Calabria. E il padrone di casa - un fedelissimo del partito della Balena Bianca a cui si iscrisse quando aveva 16 anni - sulla soglia ad accoglierli.
«Siamo lieti di salutare il loro ritorno in campo nella vita politica che per fortuna avviene nelle file della Dc per le Autonomie». È questo il saluto che il segretario Gianfranco Rotondi regala, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Madama, agli ex che tornano in campo. I «figlioli prodighi» sono: Luciano Callegaro (ex senatore Udc), Flavio Tanzilli (ex deputato Udc), Aventino Frau (ex Dc ed ex senatore di Forza Italia), Annamaria Leone (ex deputata Udc), Renzo Gubert (ex senatore ed esponente del Partito del centro trentino che ora si federa con la Dc) e Lillo Sodano (ex senatore Udc). L’unico che in campo c’è già è Mimmo Crea, subentrato nel Consiglio regionale della Calabria a Franco Fortugno, eletto nella Margherita, che ha però lasciato da tempo dopo varie polemiche legate proprio all’assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale.
La conferenza stampa, naturalmente, non è soltanto la vetrina in cui esporre i nuovi iscritti e in cui esaltare il potere di attrazione del partito nato da una costola dell’Udc che nelle elezioni del mese scorso in Molise è stato pressoché determinante con il suo 5,5% di consensi. È anche l’occasione per Gianfranco Rotondi di intervenire a tutto campo sulla situazione politica. E per mettere sul piatto la proposta della Democrazia cristiana: convocare già la settimana prossima un vertice per trasformare la Casa delle libertà in costituente del Ppe. Un appello «ad accelerare il processo di federazione» che Rotondi lancia a Silvio Berlusconi e a Gianfranco Fini «con l’eventuale adesione di Casini se accetterà. È la risposta politica a quello che la piazza di San Giovanni ci ha chiesto». «Il tema del giorno - spiega il segretario della Dc per l’Autonomia - non è la lite tra Berlusconi e Casini anche perché quando c’è una lite tra prime donne si finisce per parlare degli sculettamenti. Il mio è un progetto molto più ambizioso che pestare i calli a Casini». «L’Udc e Casini non sono un morbo della coalizione di centrodestra e noi non ne siamo il vaccino», sottolinea, aggiungendo che «noi non stiamo facendo il giochino della Dc che si rilancia perché l’Udc litiga con Berlusconi anche perché sarebbe un giochino mediocre e breve. L’Udc è un partito sovrano e autonomo al pari della Dc e mi auguro che ci possa essere una collaborazione insieme per rafforzare lo schieramento».
Rotondi ha però anche un altro messaggio da lanciare. Una sorta di grido di battaglia a difesa della legge elettorale. «Faremo le barricate per difenderla, siamo disposti a cambiarla solo per introdurre le preferenze. La Cdl - afferma - deve dire no a Chiti che ha avuto mandato di fare una porcata peggiore di quella che c’è. Chiediamo all’Udc uno sbarramento di fronte a questo golpe strisciante. Per noi - conclude Rotondi - è meglio il referendum di Segni che il “porcellum” di Chiti». Concetti ribaditi anche dall’altro front-man del partito, Mauro Cutrufo. «La Dc senza egoismi e senza reticenze lancia la proposta del Ppe e spera in un ripensamento dell’Udc» dice il capogruppo Dc a Palazzo Madama. «È chiaro che le tre gambe, Forza Italia, la Dc e l’An moderata sono comunque più che sufficienti ad avviare questo grande tema del Ppe in Italia».