Provincia, Forza Italia non va più in Consiglio

Critiche a Penati anche dal presidente del Consiglio Vincenzo Ortolina della Margherita

Gianandrea Zagato

Allineati e coperti. È l’invito fatto da Filippo Penati alla sua maggioranza. Necessità di procedere «a ranghi serrati» per questione di immagine. Peccato che la fotografia della coalizione, al giro di boa del primo anno di governo, offra però un’altra visione: quella fatta da strappi su strappi, da veleni che gettano ombre sulla gestione amministrativa e dalla Margherita sempre più insofferente per quelle scelte politiche che fanno venire l’orticaria ai moderati.
Tensioni che, inevitabilmente, divampano nell’aula di Palazzo Isimbardi dove diversi consiglieri di Forza Italia preannunciano «di non partecipare più ai lavori di consiglio». Decisione sofferta e messa nero su bianco dagli azzurri dopo che, nell’ultima seduta, è stato «cancellato un diritto sacrosanto, quello di reclamare e, quindi, poter esercitare il controllo politico amministrativo che è prerogativa di ogni consigliere». Come dire: «Per la prima volta, martedì, non è stata garantirà la libertà dell’aula». Parole pesanti come pietre che denunciano, dunque, «una scelta politica di parte della maggioranza»: «In aperta violazione del regolamento, tutto il consiglio è stato vittima di un’operazione politica mirata a “sopire troncare, troncare, troncare sopire” quello che è il caso-Corso e la possibilità di una commissione d’inchiesta per far luce su quanto capita alla Protezione civile». Opportunità negata con forza, persino minacciando di impegnare la seduta per eleggere il vicepresidente del consiglio carica che spetta all’opposizione - fino a un mese fa, era occupata dall’ex azzurro Roberto Caputo - e che, finora, non ha ancora espresso un nome e un cognome.
Di tutto e di più. Con l’inquilino di Palazzo Isimbardi lesto a definire «intempestiva e meschina» la richiesta di una commissione d’inchiesta sulle iniziative della Provincia per i paesi colpiti dallo Tsunami: operazione, secondo Penati, «di nanismo politico». Giudizi senza possibilità di replica, annota l’azzurro Max Bruschi, perché «fatti in corridoio e non in aula»: «Quell’aula dove non è stato possibile illustrare i motivi di una commissione d’inchiesta perché il presidente, evidentemente, ritiene che la faccenda sia cosa “sua”, da gestire nel modo garbato e elegante che lo contraddistingue». Modo che, sorpresa, non va giù neppure al presidente del consiglio provinciale, Vincenzo Ortolina: «Trovo ingenerosi e intempestivi i giudizi che Penati ha espresso sull’iniziativa di una commissione d’inchiesta presentata dal consigliere Bruschi» scrive l’esponente della Margherita dissociandosi così dalla linea del presidente Penati.
E mentre Ortolina definisce «sbagliata l’accusa di nanismo politico», la giunta di centrosinistra prende il dossier Corso - formato dalla lettera d’accusa del direttore centrale della protezione civile, Francesco Italiano, e dalla controrelazione dell’assessore Francesca Corso definita «utile e soddisfacente» - e li invia al direttore generale di via Vivaio per un parere, diciamo, pro-veritate. Iniziativa che sposta nel tempo, sino al prossimo consiglio, il dibattito sul caso-Corso. Appuntamento che, per la cronaca, potrebbe pure essere contrassegnato dall’assenza dall’aula anche di Alleanza nazionale, «stiamo valutando questa scelta» dice il capogruppo Paola Frassinetti: «Fermo restando che per cultura politica non vogliamo trasformare l’aula nell’ufficio del pubblico ministero».
Decisione, comunque, non certo facile ma che dà un segnale forte «sul clima di illegalità che si respira a Palazzo» chiosa il consigliere di An, Giovanni De Nicola. Che già insieme a Bruno Dapei e altri consiglieri dell’opposizione ha richiesto l’intervento del prefetto di Milano, Bruno Ferrante. Altro segnale di quel «deficit di legalità» che si respira nell’Unione di governo, quella stessa che spera di conquistare Palazzo Marino.