Quando la banca diventa una galleria d’arte

C osa c'è di nuovo sul fronte dell'impresa nonostante la crisi? C'è che le banche investono nella promozione dell'arte contemporanea e considerano la gestione imprenditoriale della cultura è una strategia vincente per svecchiare la loro funzione e immagine; così da bunker diventano mecenati o spazio-vetrina delle arti visive, creando business e opportunità per gli artisti che grazie a loro possono realizzare progetti di qualità. A Milano, come nel resto d’Italia, il binomio tra arte e banche è ancora in fase di consolidamento e di sperimentazione; apripista è stato il progetto "UniCredit &Art" (2004) orientato alla promozione dei giovani artisti, aprendosi ad altri linguaggi innovativi come fotografia e alle installazioni video, considerati tabù dalla nostra "Italietta" provinciale e piccolo borghese.
Fino a pochi anni fa gli enti bancari hanno investito sul sicuro, per esempio nell'arte antica o nei restauri di palazzi storici, considerati meno rischiosi dell'arte contemporanea così concettuale, ma attualmente la gestione di un modo strategico e integrato degli investimenti nei progetti culturali, sul modello di quello dell'UniCredit, si sta rivelando vincente. Anche la Bnl si è concentrata principalmente sulle arti visive e plastiche. A Milano, la Deutsche Bank ospita opere d'arte contemporanee nei suoi uffici che sono ormai parte dell'arredo, mettendo a disposizione del personale della banca e della clientela la possibilità d'incontro tra gli artisti e clienti o ipotetici collezionisti, senza passare dai galleristi, con l'obiettivo di creare spazi di qualità all'interno dell'ambiente di lavoro.
La felice accoppiata banca-arte si è confermata a Milano anche con la recente apertura del nuovo spazio per l'arte contemporanea della Banca Akros, in viale Eginardo, antistante alla Fiera, nel bel mezzo di un’area in via di trasformazione. Nell'attesa di City Life, Akros ha aperto il terzo piano della sua monumentale sede all'arte contemporanea, inventando scenari futuri affascinanti. «In questo new open space - dichiara il direttore centrale Francesco Cosmelli - ospiteremo due mostre all'anno per dare credibilità al nostro progetto; la prima è la personale in corso di Debora Hirsch, artista brasiliana di fama internazionale, nota per le sue sperimentazioni di pittura, di fotografia, arte digitale e videoinstallazioni». Con il catalogo della mostra intitolato Stories, Akros ha inaugurato anche una collana d’arte che accompagnerà tutte le esposizioni all’interno dell’istituto.
Lo spazio, simile a un loft newyorkese, di uso interno e di rappresentanza, due volte all'anno si trasforma in una vetrina per artisti con la proposta di mostre a progetto e non finalizzate a un investimento specifico, ma sostenute per il gusto di creare opportunità di scambio tra la clientela tradizionale e un nuovo pubblico, invitato in un ambiente che diversamente sarebbe inaccessibile o goduto da una ristretta élite.
Esempi intelligenti di come si progetta l'impresa della cultura; insomma c'è nell'aria una rivoluzione del ruolo delle banche e delle fondazioni nella promozione delle arti visive e anche site-specific, più complesse della scultura, pittura o fotografia. Questo atteggiamento rivela una nuova sensibilità degli enti bancari da considerare neomecenati del terzo millennio.
Emblematica l’esperienza del gruppo Unicredit: si tratta di un caso unico italiano che vanta una collezione di oltre 60.000 opere in continua fase di ampliamento, grazie a un programma di acquisizioni varato da una commissione scientifica di esperti internazionali, presieduto da Walter Guadagnini. «Entrare in contatto con gli artisti - dice Catterina Seia, responsabile Unicredit & Art Projet - è un valore irrinunciabile da condividere: un'opportunità di apertura mentale, una "palestra" che crea idee ed energia che dall'arte si muovono verso mondi paralleli, la produzione, il sociale». Questi e altri esempi, oltre all'iniziativa di Akros, rivelano una significativa forma di mecenatismo lungimirante da parte delle banche, che si distinguono per una strategia imprenditoriale di gestione sia negli investimenti che nella formazione di collezioni e nella direzione artistica di un patrimonio che nel futuro non avrà prezzo, tanto da fare concorrenza ai musei italiani, ancora imbalsamati nella lentezza delle burocrazie.
Siamo comunque in ritardo rispetto alle banche estere che investono già da anni nell'arte contemporanea. Sono un esempio la banca d'investimento immobiliari Hvb, che ha un edificio in Potsdamer Platz a Berlino, che ha sta già finanziando opere d'arte digitale per la realizzazione di uno schermo da 900 metri quadrati, e la banca svizzera Bsi , che commissiona opere site-specific, ma per noi queste forme d'arte, per il momento sono ancora un tabù data la loro complessità, ma prima o poi la banca sosterrà anche la public-art.