Quando il «bel canto» diventa pane quotidiano

Culla del cabaret e della comicità, dimora di un’arte teatrale che, sempre sulla cresta dell'onda, non ha bisogno di manifesti né di locandine, il Teatro Derby si è evoluto in spazio dove il pubblico può scoprire anche il fascino dell'opera lirica. La ricca rassegna consacrata a questo genere «classico», ma popolare nell’anima, applaudita e apprezzata da un vasto pubblico, dopo gli appuntamenti con Nabucco, Madame Butterfly e la Boheme, per oggi (ore 20.30) con replica domani (ore 16) prevede Rigoletto, opera in tre atti di Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, con il baritono Mauro Augustini protagonista. Grazie alla collaborazione di Felice Latronico, direttore della Felix Company, spinto dal desiderio di avvicinare gli spettatori ad un genere considerato di nicchia, con Maurizio Colombi, artista e regista di alto livello impegnato ultimamente nella direzione di musical di successo come Peter Pan, Christmas show e, non ultimo, I Gormiti, l'opera lirica incontra gli applausi di una platea sempre più vasta e attenta. È Colombi, nei panni anche in questa occasione del regista, a raccontare come il suo percorso artistico lo abbia fatto tornare ad una vecchia passione: «In effetti - racconta Colombi che per anni ha diretto il Teatro delle Erbe - nasco come tenore lirico. Quando ho conosciuto Latronico, ho abbracciato il suo progetto delineando i criteri ottimali per allestimenti di opere liriche al di fuori dello spazio canonico». Avvalendosi, in questa occasione, del coro lirico di Parma diretto dal maestro Romani Oppici, nonché delle doti di concertatore e direttore di un'orchestra di 25 elementi, Roberto Pianola, Latronico e Colombi sono protagonisti di un'operazione lodevole. «Il Teatro Derby - prosegue Colombi - è uno spazio alternativo dove allestire il "Rigoletto"; sfruttando l'ottima acustica utilizziamo scenografie poco pompose ma essenziali nei loro simbolismi». Poca spesa, tanta resa, a dimostrazione che per fare arte non necessariamente si devono spendere grandi capitali. In tempo di crisi, quando i tagli dei fondi destinati alla cultura sembrano voler salvare l'Italia, Colombi, senza perdersi d'animo, si è ingegnato per proseguire il suo percorso senza svilire qualitativamente opere di grandi autori. Di necessità, quindi, virtù. «Il nostro progetto - prosegue il regista - è stato ben accolto dagli spettatori, tant'è che abbiamo molta richiesta da parte degli habitué della Scala, soliti ad assistere a faraonici allestimenti; spettatori molto preparati e quindi anche esigenti che si attendono un certo risultato. Proprio perché ci orientiamo anche verso platee di conoscitori del genere lirico, capaci di gratificarci con complimenti, ma anche di avanzare delle critiche, non trascuriamo la qualità, ingrediente fondamentale di ogni nostro allestimento che vanta l'imprimatur di modernità». Come una sorta di scommessa, l'opera lirica è divenuto il genere sul quale puntare per svecchiare il teatro. E il Derby non si tira indietro, investendo parecchie energie in questo nuovo modo di fare cultura. Arrivederci dunque ai prossimi appuntamenti, con il Trovatore di Verdi il 14 e 15 marzo; il Barbiere di Siviglia di Rossini il 4 e 5 aprile, infine le Nozze di Figaro il 16 e 17 maggio.