Quando Galileo misurava l’Inferno

Nei quadri mutanti di Studio Azzurro, calcoli matematici e incontri virtuali coi papi del passato

«S e è stata cosa difficile e mirabile l'aver potuto gli uomini per lunghe osservazioni, con vigilie continue, misurare e determinare gli intervalli de i cieli…, quanto più meravigliosa deviamo noi stimare l'investigazione del sito e figura dell'inferno». Correva l'anno 1588 e Galileo cominciava così le due lezioni all'Accademia fiorentina con l'obiettivo di misurare l'Inferno dantesco. Un nuovo impegno per lo scienziato che attraversava un periodo di smarrimento in quel turbinio di astri, moti e corpi che si era piccato di disciplinare. Galileo all'Inferno affrontò Caronte, Minosse, Plutone, Lucifero, i giganti tutti e poi i luoghi infernali, dallo Stige alle Malebolge: ad ogni creatura diede una taglia in un tentativo drammatico di coniugare il rigore matematico con l'immaginazione artistica per arrivare in fondo a conoscere un poco più se stesso.
Questo aspetto delle sue indagini, meno noto ai più, diventa oggi un dramma per il teatro. Anzi un «cosmodramma interattivo» come lo definisce il suo regista Paolo Rosa che, dopo aver rodato la sua creazione con Studio Azzurro per il Balletto dell'Open Haus di Norimberga, lo ripropone, da stasera a domenica, agli Arcimboldi, recuperando anche i testi di Andrea Balzola e le musiche di Tommaso Leddi. I sette danzatori della compagnia Aldes, guidati da Roberto Castello, coreografo e danzatore - sarà lui Galileo - si muoveranno sul palco di via dell'Innovazione, ma non solo: una pedana di 14 metri si spingerà fra il pubblico, creando anche un'inclinazione della ribalta su cui saranno proiettate le visioni e conti di Galileo. Così, se il suggerimento è di andare a caccia dei biglietti «più panoramici» di platea alta e gallerie, l'emozione sarà comunque per tutti.
In 55 minuti di spettacolo Galileo ripercorre la sua vita, non solo passata, ma anche di la da venire, come la fatidica abiura delle sue tesi del 1633 e la cecità che caratterizzò la fine dei suoi giorni. Una discesa agli Inferi che profuma di classico perché, un po' come Ulisse, Enea e lo stesso Dante, la sua discesa all'Inferno è un viaggio nella conoscenza: «Galileo fa molti incontri - spiega Paolo Rosa - : in brevi quadri di danza, proiezioni mutanti e frammenti verbali, lo scienziato incontra per esempio i papi della sua epoca, ma anche quelli di oggi da Woytila a Benedetto XVI che ne hanno riaccreditato la memoria».
La scena sarà un «organismo metamorfico» in continua evoluzione fra macrocosmo e microcosmo; i danzatori «armati» di dispositivi interattivi si muoveranno attorno alla figura di Galileo come zelanti assistenti che illustrano le teorie del maestro, trasformando la scena in tempo reale: «Abbiamo annullato la tradizionale separazione fra corpo e scenografia, proprio come fece Galileo che, con la «tecnologia» dell'epoca, provò ad estendere la dimensione percettiva dell'uomo fino al punto da misurare un luogo puramente immaginario, come l'Inferno dantesco», aggiunge Rosa. La fine dello spettacolo, poi, segnerà un nuovo inizio: il pubblico sarà chiamato sul palco e, per un'ora abbondante, se lo vorrà, potrà a sua volta cimentarsi nelle misurazioni. Saranno, infatti, allestiti tre ambienti ispirati al pensiero di Albert Einstein: con i suoi stessi strumenti lo spettatore potrà scoprire il legame fra spazio e tempo, la deformazione dello spazio e l'espansione delle galassie. Per sentirsi forse tanto più piccolo, ma anche parte di un universo mondo.
Galileo all'Inferno
Teatro degli Arcimboldi
Fino domenica alle 21
Info Tel 02 641 142 212