Quando i tre Re Magi «riposavano» in Sant’Eustorgio

Le loro reliquie, trafugate dal Barbarossa nel 1162, sono tuttora a Colonia. Nel 1903 ci furono restituiti un braccio e una scapola

Daniele Carozzi

Se li chiamassimo Dionigi, Eleuterio e Rustico, probabilmente quasi nessuno saprebbe riconoscerli. Eppure questi erano i nomi con i quali i milanesi definirono per molti secoli i tre Re Magi, oggi noti con i nomi di Gaspare, Baldassarre e Melchiorre. Ma una leggenda (a volte diventa però arduo distinguere la leggenda dalla storia), lega la città ambrosiana ai tre uomini che onorarono con i loro doni il Bambin Gesù in terra di Palestina.
Era su per giù l'anno 320 quando Eustorgio, divenuto poi vescovo di Milano, guidava il carriaggio che trasportava i resti dei Magi nel lungo viaggio verso la città lombarda. Eustorgio ottenne quelle sacre reliquie da Elena, madre di Costantino, che le rinvenne in Palestina tre secoli dopo la loro morte. Si narra che durante il percorso uno dei buoi che trainava il carro venne sbranato da un lupo, ma la belva, poi pentitasi, prese il posto del ruminante per tirare il carico. Arrivati finalmente in vista di Milano, e precisamente nella località in cui Barnaba battezzò i primi cristiani, non ci fu verso di far avanzare il carro di un solo metro. Il suo peso pareva aumentato in modo spropositato ed Eustorgio dovette arrendersi. Era un segno del destino. E proprio in quel luogo il sant'uomo decise di erigere il tempio, inizialmente una modesta chiesuola divenuta poi la Sant'Eustorgio oggi conosciuta, che avrebbe ospitato i resti dei tre illuminati. A proposito di Eustorgio vi è però da dire che risultano alcune incongruenze. Infatti, se Eustorgio I fu eletto vescovo di Milano nel 315, Costantinopoli non era ancora stata fondata. Se invece fosse stato eletto nel 352, l'imperatore Costante Oriano non gliel'avrebbe fatta passare liscia. Probabilmente le salme dei tre Re arrivarono con il vescovato di Eustorgio II, oppure con i Lombardi reduci dalla prima crociata in Terra Santa.
Rimane il fatto, e questa è storia vera, che le reliquie riposarono in pace fino al 1162, anno in cui Federico I di Hohenstaufen, più noto come il Barbarossa conquistò Milano. Rasa al suolo la città e sparsovi sulle rovine il sale, Federico fece prelevare le reliquie e le fece trasferire a Colonia, in Germania.
Ai milanesi non rimase che un sacello tristemente vuoto e soltanto nel 1903, grazie all'interessamento del cardinal Ferrari, il cardinale di Colonia, Fischer, acconsentì di rendere al capoluogo ambrosiano una parte dei resti: un avambraccio e parte di una scapola di due dei Re Magi. Da qui, la tradizione che vede ogni sei gennaio la processione dal centro di Milano a Sant'Eustorgio per ricordarli. Per molti anni il corteo vide la coreografica presenza di elefanti e cammelli, solitamente presi in prestito dai circhi equestri di stanza in città. Ma da tempo le proteste degli animalisti hanno fatto sì che tali quadrupedi venissero esentati da quella manifestazione a causa del... freddo, che potrebbe nuocere alla loro salute. Forse quei signori scordavano che nel deserto, durante la notte, la temperatura scende fino allo zero.