Quando Mario Sironi faceva vignette contro gli austriaci

È possibile costruire mostre intelligenti e didattiche a costo zero o quasi? Evidentemente sì, se si riesce a coniugare competenza, passione e ricerca, e se si può contare su un’istituzione come il Fai che da anni si prodiga in iniziative di valorizzazione del patrimonio nazionale e locale. La storica Elena Pontiggia, massima esperta nazionale sull’arte del Novecento, propone in questi giorni una nuova chicca per intenditori (ma non solo) negli spazi della splendida Villa Necchi Campiglio. Sironi, la guerra, la Vittoria, il dramma è un titolo che nasce in virtù di due coincidenze: il cinquantenario della morte del grande pittore umanista, e i 150 dell’Unità d’Italia. In realtà le 43 opere - tra dipinti, cartoni e tavole - che la curatrice ha raccolto in parte dalla collezione Isolabella e in parte dal fondo Gian Ferrari, rappresentano un’occasione speciale per conoscere ancora meglio un artista mai troppo apprezzato e che proprio a Milano ebbe una delle sue stagioni più importanti dopo l’adesione al Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti. E, una volta in più, l’opportunità arriva proprio dal grande patrimonio (mai adeguatamente sfruttato dalle istituzioni di questa città) delle collezioni private: come quella dell’avvocato milanese Lodovico Isolabella, dalla cui raccolta provengono opere talora inedite che l’artista realizzò a cavallo della Grande guerra, ma anche il monumentale cartone della Vittoria alata dipinto per l’affresco L’Italia fra le Scienze e le arti destinato all’aula magna della Sapienza. Ma forse ancora di maggiore interesse è il ciclo di vignette satiriche contro gli Austro-Tedeschi realizzate da Sironi nel triennio 1915-1918, tra cui quelle per la rivista Il Montello diretta da Bontempelli. A questi lavori si aggiungono opere sul tema della guerra e della vittoria e del Sironi “politico“, tra cui l'inedita opera La Vittoria al suo salvatore, (1924), realizzata dall'artista per una lotteria pro-mutilati; e la Vittoria (1925), della collezione Gian Ferrari, che celebra l'impresa di De Pinedo, generale e aviatore, protagonista di un viaggio in idrovolante dall'Italia a Melbourne e Tokio e ritorno. Completano l’esposizione dipinti, disegni e acqueforti raccolti da Lodovico Isolabella, che rappresentano i drammi della prima guerra mondiale. La sezione muove da maestri europei come Léger con Les Joueurs de cartes, 1915; Dix, con l'inedita tela Schützengraben in der Champagne, 1916; Grosz con 1917. Prosegue poi con artisti italiani da Previati (Gli orrori della guerra, 1917) e Nomellini (Allegoria della vittoria sull'esercito in marcia, 1919) ai futuristi Balla, Carrà, Dottori, fino a Viani e Marussig, che rappresentano entrambi un Soldato austriaco, emblema della sconfitta, a Gio Ponti e a Ruggero Panerai. A proposito della collezione Isolabella, a cui si affianca una parte dell’immensa raccolta della scomparsa Claudia Gian Ferrari, la Pontiggia ne sottolinea il valore: «Le belle sale di Villa Necchi non potevano accogliere più opere, ma francamente non sappiamo quale palazzo potrebbe ospitarle tutte, dai quadri alle sculture, dai disegni alla grafica, dai manifesti alle medaglie, dalle lettere alle riviste, dagli oggetti ai manoscritti ad altre multiformi testimonianze dell'epoca». Sulla compianta Gian Ferrari aggiunge: «Come si può dimenticare la sua lunga passione intellettuale per Sironi? La sua è stata una battaglia culturale, prima che mercantile, in tempi in cui gravava ancora sull'artista un doppio, tremendo anatema per la sua adesione al fascismo e per il suo ininterrotto colloquio con l'antico, allora considerato anch'esso una colpa».