Quando al pazzo Van Gogh fu tolto il colore

Alle fine del 1889 Vincent Van Gogh fu internato nel manicomio di Saint Paul de Manson, in Provenza. Al Teatro dell’Elfo, fino al 18 maggio, il pubblico assisterà alla visita del fratello Theo, Antonio Fazzini, e alle diverse e movimentate vicende che si susseguiranno all’interno della stanza del pittore in ospedale, tra isterismi e fantasmi, non solo dell’artista, ma anche di chi lo circonda, medici compresi. Van Gogh, Mauro Malinverno, è il protagonista di «L’odore assordante del bianco», testo del drammaturgo, attore e regista Stefano Massini, il trentenne fiorentino vincitore, con questo spettacolo, del premio Pier Vittorio Tondelli nel 2005: «Tengo a far presente che la storia di Van Gogh è un pretesto, un pretesto documentato, certo, su cui ho fatto ricerche e ho studiato, ma che mi serve per esprimere un concetto più ampio, più grande: voglio sollevare domande, voglio che il pubblico esca chiedendosi quale sia la giustizia, chi sia il pazzo davvero».
Il principio sacrosanto da cui parte Massini, è che «il teatro deve rifiutare nel modo più assoluto di andare verso il basso, dev’essere utile allo spettatore». Senza voler cercare inutili paragoni con il «realismo poetico» di Giorgio Strehler, è tuttavia interessante che la storia di Van Gogh raccontata da Massini sia ben lontana dall’essere un documento sulla vita del pittore, ma sia, invece, una denuncia contro lo stesso concetto di avere dei pregiudizi e crearsi delle ingessate idee di giustizia. In un’epoca sotto l’egida della sintesi comunicativa e della velocità, «io voglio creare dei momenti di riflessione», spiega Massini. Il suo teatro deve stimolare degli approfondimenti, deve far riflettere, in questo caso sul tema della giustizia.
«Ai tempi di Van Gogh si riteneva che i colori fossero quanto più di dannoso per un malato di mente – continua il regista - e quindi in ospedale era ammesso solo il bianco. Persino i fiori raccolti erano tutti esclusivamente bianchi. Ho immaginato come potesse sentirsi Van Gogh, maestro del colore, in quel luogo». Una stanza-cella in cui si svolge la lotta di Van Gogh contro l’ospedale, contro le persone, contro se stesso. Il pittore è vittima del suo «vulcano interiore», e lo spettacolo è un dialogo continuo, un conflitto in cui tutti si possono riconoscere. «Essendo noi uomini, siamo tutti uguali al novanta per cento – conclude Massini -. Ognuno ha la propria visione della vita, succede di non essere capiti. Per questo il mio Van Gogh è un pretesto».
L’odore assordante del bianco
Teatro dell’Elfo
Fino al 18 maggio
Informazioni: 02-716791