Quattro lezioni

Il gruppo francese rileva le quote Unipol e lancia un’Opa

Più che i manager, taluni ancora in carcere, e i loro supporter il vero sconfitto del risiko bancario inaugurato l’anno scorso è il principio della difesa a tutti costi dell’italianità. Con la conquista di Bnl da parte dei francesi di Bnp Paribas e con gli olandesi di Abn Amro che hanno fagocitato Antonveneta si chiude un capitolo finanziario importante. Vediamo che conclusioni trarne.
Intanto i due casi dimostrano per l’ennesima volta che gli affari ormai si fanno seguendo le regole del mercato. Non sono ineluttabili, semplicemente sono quelli vincenti. Ieri i francesi di Bnp Paribas hanno scippato, con un’efficace e rapida mossa, agli spagnoli di Bbva la Bnl. Unipol ha infatti deciso di cedere le sue quote. Alla fine verrà staccato un assegno da nove miliardi. Chapeau. Discorso analogo per Antonveneta che gli uomini della Popolare italiana hanno dovuto consegnare agli olandesi di Abn Amro.
Per l’Italia vi è però sempre un corollario. La nostra, come taluni hanno già detto, si caratterizza per essere un’«economia di relazioni». Il pendolo tra mercato e buone entrature, per fare un affare, dalle nostre parti è piuttosto oscillante. E francesi e olandesi lo hanno capito bene. In entrambi i casi si sono infatti rivolti ad un avvocato davvero bene introdotto. Quel Guido Rossi al centro di entrambe le operazioni. Nel primo caso impostando un’aggressiva offensiva giudiziaria, culminata con la galera per Fiorani e soci per la Bpi. E nell’altro con la trattativa fatta per conto di Unipol e giocata sul tavolo sia degli spagnoli sia dei francesi.
Ci si augura che nel futuro il pendolo tra gli assegni e gli avvocati, oscilli più verso i primi. Ne guadagnerebbe il nostro sistema economico e finanziario.
Una terza considerazione, è però di merito. Gli stranieri hanno comprato in Italia. Hanno staccato un biglietto d’ingresso davvero caro. E di questo ne beneficeranno gli azionisti. Ci si augura a questo punto che anche i clienti delle banche ne traggano qualche beneficio, in termini di maggiore concorrenza, migliori servizi, mercato più trasparente e competitivo. I germi di una certa innovazione già si stanno diffondendo.
Infine un piccolo, ma fondamentale ragionamento, su quello che, con brutto termine, viene definito sistema Paese. I due casi bancari insegnano che con i debiti e le scorciatoie dei furbetti non si va da nessuna parte. E il discorso vale non solo per le banche, ma anche per la grande e indebitata impresa italiana. È con gli «assegni» e il mare aperto del mercato globale che possono conquistarsi un futuro. E gli esempi anche da noi non mancano. Luxottica che compra in giro per il mondo. Autogrill che combatte a suon di miliardi per entrare sempre in nuovi mercati. De Agostini che diventa numero uno delle lotterie mondiali. Unicredito che utilizza la sua pregiata carta azionaria per diventare una delle poche banche italiane di dimensione europea. E i cementi dei Pesenti che sono in giro per il mondo. Solo alcuni casi, clamorosi, per riflettere sul fatto che talvolta gli stranieri che comprano siamo noi, rischiando e investendo capitali.