Quei bambini sequestrati dal giudice

Un protrarsi delle indagini
che pesa sulla vita dei ragazzini di 9 e 13 anni. Da oltre 50 giorni vivono lontano da mamma e papà, in attesa della perizia calligrafica <br />

Adesso c’è anche la carcerazione preventiva per i bambini. Della vicenda è stata data notizia cinquanta giorni fa, e poi non si è saputo più niente.
Per ricordare, i fatti sono questi. Due fratellini, lui di 13 anni, lei di 9 sono stati strappati alla loro famiglia e affidati a una comunità. Sono esattamente 51 giorni che i bambini vivono separati dai loro genitori. Con i tempi che corrono, non è stravagante pensare che in famiglia sia stata perpetrata qualche violenza, qualche turpitudine al punto di dover prendere una grave decisione come quella di separare i bambini dai propri genitori per salvaguardarne l’integrità.
Cosa invece era accaduto? Nella classe della bambina, scuola elementare, era stato trovato sotto il banco della piccola un disegno che rappresentava lei (o una bimba qualsiasi) a cavalcioni di un bimbo (il fratellino o chissà chi). E poi era scritto, quasi fosse una didascalia: «Faccio sesso con mio fratello».
La maestra riferisce al preside, questi agli assistenti sociali che suggeriscono l’immediato allontanamento della bambina e del fratellino dai genitori e affidano la decisione alla magistratura. Ammettiamo, per ora, che il provvedimento sia giusto: ma per un giorno soltanto, a farla lunga per due, non per 50. Perché questo crudele e insensato protrarsi dei tempi? Perché i magistrati, di fronte alla vicenda dei due bambini, ragionano con la logica burocratica della tradizionale lentezza con cui si amministra la giustizia ordinaria. Insomma, i piccoli hanno le stesse attenzioni (violenze) degli adulti.
Viene ordinata una perizia calligrafica per capire chi abbia realmente fatto il disegno incriminato. Sì, perché neppure è certo che sia opera della bambina allontanata dalla famiglia. Infatti la mamma di una compagna di classe della piccola sostiene che quel disegno potrebbe essere di sua figlia. O forse no, di qualcun’altra, chissà chi. Ecco, allora, entrare in azione il perito calligrafo, il quale rispettando con scrupolo i tempi della burocrazia giudiziaria non ha fatto ancora una perizia che, a farla molto lentamente, ci si metterà sì e no un’ora.
E intanto i bambini vivono non si sa come, separati tra loro e dai loro genitori, in attesa della solerzia del calligrafo e della lungimirante decisione del giudice.
Di drammi giudiziari c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma nel nostro caso si arriva a unire con un solo colpo di genio la violenza della giustizia, il cinismo della burocrazia e la stupidità dell’istituzione scolastica.
Ciò che lascia sbigottiti è la fine nel dimenticatoio di un problema creato con una superficialità disarmante dalla scuola e dalla magistratura. Comprensibile l’allarme suscitato da quel disegno che ipotizzava l’atto sessuale tra fratelli, ma ciò che emerge da tutta la vicenda è l’impreparazione nell’affrontare un fatto di estrema delicatezza che si svolge non in un paesino del Supramonte sardo, ma alle porte di Milano.
È mai possibile che gli psicologi della scuola - fiore all’occhiello della visione riformista, moderata e scientifica, dell’istruzione - si lavino le mani in quattro e quattr’otto delegando la magistratura a risolvere il caso? È mai possibile che il giudice sia così miope nella visione del problema da allontanare i bimbi dai genitori, invece di suggerire, da parte di questi ultimi, una maggiore attenzione e prudenza nell’educazione dei figli, eventualmente suggerendo con un po’ di sensatezza la separazione dei due fratellini soltanto, in attesa del chiarimento dei fatti? Evidentemente è possibile: è possibile l’assoluta impreparazione di fronte a vicende che riguardano l’educazione dei bambini in una società in cui è difficilissimo alzare degli argini davanti a una comunicazione pervasiva che tocca ormai costantemente e con grande disinvoltura temi erotici.
È ovvio che il primo responsabile di questo protrarsi della separazione dei fratellini dai genitori è il giudice, e innanzitutto su di lui cadrà la colpa delle devastanti conseguenze psicologiche provocate da quella separazione. Ma tutta la vicenda fa riflettere anche sulla totale trascuratezza (o ignoranza) del valore dell’educazione sentimentale per la crescita dei giovani. Educazione sentimentale: temo che non si sappia nemmeno più cosa significhi.