Quell’insensata cantatrice di Eugene Ionesco

Un cielo basso e grigio. Un tappeto bagnato in cui sprofondano oggetti innevati, ma al contempo incandescenti. Il gelo e il fuoco, il bianco e il rosso. Un contraltare di sentimenti e di colori dominano la scena. Nel cinquantenario dello storico successo parigino, è di scena al Teatro Arsenale (fino al 5 luglio) La Cantatrice Calva, la commedia di Eugene Ionesco nella versione tradotta e diretta da Marina Spreafico.
Oltre milleseicento repliche da quella sera lontana di 50 anni fa, quando al Théâtre de la Huchette l'opera più celebre di Ionesco, uno dei grandi maestri del teatro francese del novecento, debuttò per la prima volta. Rappresentata nel maggio 1950, dopo appena venticinque repliche, lo spettacolo dovette essere sospeso per cronica mancanza di spettatori. Solo nel 1957 fu coraggiosamente ripreso a Parigi dallo stesso Théâtre de la Huchette, una delle sale più piccole della città e da allora è stato rappresentato senza interruzione in tutto il mondo, diventando, ad oggi, uno dei testi più noti del teatro dell'assurdo. Con questo spettacolo Marina Spreafico affronta per la terza volta Ionesco, dopo Che inenarrabile casino! (1996) e «Il gioco dell'epidemia» (2002 ). «Nel teatro di Ionesco- spiega la regista - non ho mai trovato nulla di assurdo, se assurdo significa "contrario alla logica del pensiero... Al contrario -continua- è perfettamente logico e conseguente. L'apparente insensatezza delle sue commedie e situazioni è solo la maschera dietro la quale si cela una lucida e luminosa analisi della vita umana e del secondo '900». La genesi di questo testo ha una storia singolare che nasce quando, spinto dal desiderio di imparare l'inglese, l'autore rumeno, francese di adozione, decise di comprare un manuale di conversazione. Per esercitarsi, ricopiava brevi frasi del manuale e facendo ciò si accorse della banalità delle stesse e delle espressioni idiomatiche inserite in una rete di strutture grammaticali. L'opera è scritta in un atto unico e prevede sei personaggi, due coppie, un pompiere e una cameriera, ed è inscenata nel salotto dei signori Smith. Sia gli Smith che i Martin incarnano, secondo i canoni del teatro dell'assurdo, la tipica famiglia borghese: gli Smith ad esempio, abitano in una villetta a più piani, sono abbigliati in modo impeccabile ed all'antica, trascorrono il tempo spettegolando su amici e vicini; la signora trova diletto nel pensare a come preparare lo stesso yogurt della vicina, il marito legge il giornale e fa commenti conservatori sui medici, sullo stato britannico, sull'esercito. Una grande importanza hanno gli orologi della stanza, che scandiscono il tempo: la pendola suona a caso rintocchi il cui numero cambia ogni volta.
Teatro Arsenale, via C. Correnti 11 -
tel. 028321999 / 028375896 - 24/24h
Fino al 5 luglio, martedì-sabato ore 21.15