Quelle autostrade «urbane» che i genovesi pagano care

(...) Vi risparmio le puntate seguenti, con interventi, fra gli altri, di Mario Borghezio con suggerimenti di trapianto di cervello per i romani e denunce sdegnate con querele da parte dei politici romani. Non è questo il punto. Il punto è una delle dichiarazioni di Gianni Alemanno che, abbandonate le polemiche personali con Castelli, delle quali ci interessa più nulla che poco, spiega: «Non voglio che i romani facciano la figura di quelli che non vogliono pagare e basta. Il raccordo anulare non lo possiamo pagare perché si tratta di una strada interna a Roma, è indispensabile per passare da un quartiere all’altro, non è la tangenziale di Milano che passa a chilometri dal centro abitato e che serve a congiungere tratti autostradali e basta. Il Gra serve a collegare parti importanti di Roma: se non si fa il raccordo, non si può arrivare in alcune borgate».
Ecco, proprio in questa frase sta il punto. Già Enrico Mentana al tigì de La7 ha fatto notare come l’affermazione di Alemanno, semplicemente, non sia vera. E cioè basta viaggiare anche una sola volta sulla tangenziale milanese per rendersi conto che anch’essa passa proprio in mezzo alle case, esattamente come il Grande Raccordo Anulare. Anzi, se possibile, di più. Per informazioni, il sindaco di Roma potrebbe rivolgersi alla nostra Giulia Guerri che, come avrete imparato ad apprezzare nei suoi racconti milanesi, ha la meneghinità nel suo Dna, una specie di sciura bauscia trapiantata a Genova, e quindi racconterebbe con il suo carattere da leonessa la sua tangenziale.
Ma, qui siamo ancora nei dintorni di Alberto Fortis, di Milano e Vincenzo e di A voi romani. E a noi, sinceramente, interessa molto di più Ma se ghe pensu.
Perché, davvero, se ci pensiamo, questi stanno a discutere su qualcosa che a Genova è la normalità: pagare. Se ci sono autostrade che, davvero, è quasi obbligatorio utilizzare per attraversare da una parte all’altra della città, quelle sono proprio i tratti urbani della A7, della A10, della A26 e della A12. E allora, che si fa? Perché sul raccordo non si paga e a Genova sì, e anche caro, sempre più caro?
Ecco, fra un dibattito sull’ipotesi di partecipazione di Tizio o Caio alle primarie del centrosinistra e un dibattito e un’ulteriore attesa del candidato del centrodestra - condito di pagine e pagine sui giornali - a me piacerebbe che questo punto facesse parte delle discussioni sui programmi. E cioè mi piacerebbe che si dicesse se la Gronda è compatibile con il declassamento dell’attuale percorso delle autostrade (o, almeno, di una parte) a strade urbane. Anche perché, in alcuni tratti, ci vuole tutta la fantasia dei pedaggisti per definirle autostrade.
Insomma, è una storia che ha due punti di interesse: il primo è economico e non è nemmeno il principale; il secondo è di decongestionamento di una strada che, ogni giorno, ruba ore di vita ai genovesi. Deviando il traffico che deve soltanto attraversare la città e non fermarvisi, sull’anello più esterno.
Ecco, sarebbe bello se, fra un’intervista sulle «primarie di programma» e un convegno a Palazzo della Meridiana con le scorte fuori ad aspettare, ci fosse anche una proposta su questo. Una storia che riguarda migliaia e migliaia di genovesi ogni giorno. Purché non sia proprio questa - e cioè che è un problema vero e non costruito nel laboratorio del politichese - la causa ostativa per cui non se ne parla.