"Questa è AliLazio, il governo mi ascolti: l’Italia non è Roma"

Il governatore lombardo Roberto Formigoni promette battaglia per salvare Malpensa abbandonata da Alitalia

nostro inviato a Montreal

«Come chiamare questa compagnia? AliLazio?». Roberto Formigoni è in Canada per stringere accordi economici, firmare intese tra Lombardia, Ontario e Quebec e anche per fare un po’ di pubblicità all’Expo nell’ampia platea di imprenditori canadesi. Il presidente della Lombardia guarda con una certa preoccupazione agli scossoni sull’Expo, tra liti e minacce di tagli delle risorse, e alle scelte romane di Alitalia, le cui conseguenze si vedono a partire dalle piccole cose. «Per arrivare in Canada abbiamo impiegato cinque ore di più, fino a pochi mesi fa c’era il volo diretto Milano-Toronto...».
È rimasto colpito dalla scelta di Alitalia di basarsi su Roma?
«Nessuna sorpresa, è solo la sanzione ufficiale di una scelta che era nell’aria, ma che conferma che neppure la nuova Alitalia è in grado di servire il territorio nazionale. Bisogna riconoscere che Cai ha bloccato la svendita ai francesi e che ora è una compagnia privatizzata, così che eventuali debiti non ricadranno sullo Stato. Ma c’è un rovescio pesante e cioè che Alitalia non ha vinto la scommessa di servire tutto il Paese e ha scelto Roma. Per carità, è la Capitale, ma l’Italia è fatta da Milano e Roma. Ci sono anche la Lombardia, il Piemonte, il Nord e io mi impegno a sollevare questi problemi davanti al governo».
Che cosa si aspetta dal governo? Torna a chiedere la liberalizzazione della ricca tratta Milano Roma?
«Ce ne occuperemo dopo la campagna elettorale, perché si tratta di un tema che va affrontato con serenità, ma è indispensabile aprire alle compagnie disponibili a operare sulle rotte intercontinentali. E per farlo davvero è necessario eliminare il monopolio di Alitalia sulla rotta Milano-Roma. La compagnia può fare quel che vuole, ma non con i nostri soldi. È giusto che gli utili della Milano-Roma si dividano a metà tra Milano e Roma».
E la metà milanese degli utili sarebbe destinata a Lufthansa Italia, la succursale tricolore della compagnia tedesca?
«Apriamo a Lufthansa e a quelle compagnie, ce ne sono anche altre, come Emirates, interessatissime alla tratta Milano-Roma e ad aprire collegamenti intercontinentali diretti da Malpensa».
Il viceministro Castelli parla di tagliare fondi all’Expo per destinare le risorse all’Abruzzo. Lei che cosa ne pensa?
«Mi rendo conto che l’Expo è stato pensato in un’altra epoca, quando non c’era la crisi e non c’era il terremoto e per questo trovo comprensibile che si parli di riduzione delle risorse. Ma il governo ha già confermato i fondi. Le risorse sono garantite al 92-93 per cento, la grandissima parte delle opere è già in sicurezza e quel che manca abbiamo tempo per trovarlo fino al 2015. Voglio mandare un messaggio di tranquillità e di responsabilità. Ci manca poco più di un miliardo, possiamo permetterci di procedere con calma».
E le polemiche sulla sede più o meno prestigiosa?
«Cose che immalinconiscono e non dovrebbero capitare perché danno il senso di uno scontro epocale, di un conflitto politico, mentre si tratta solo di un dissidio tecnico. Qualcuno è scivolato su una buccia di banana. Una tristezza, un errore grave».
La società Expo va bene o andrebbe ulteriormente rivista?
«Va bene, perché non dovrebbe? Annullarla non ha alcun senso. La presenza dei soci pubblici serve a sorvegliare il modo in cui si spendono i soldi dei cittadini».
L’ad Stanca dovrebbe dimettersi dal parlamento per dedicarsi solo a Expo?
«Deciderà il Parlamento. C’è un organismo apposito».
Un altro tema caldo per il Nord è la lotta all’immigrazione clandestina. Ha anche lei qualche perplessità sul decreto sicurezza, come i vescovi?
«Vedo titoli che tirano in ballo il Vaticano ma diciamo le cose come stanno: si tratta di dichiarazioni di uffici della Cei, che meritano tutto il rispetto possibile ma sono uffici. La Chiesa come organismo è molto più saggia e evita polemiche. Dire no all’immigrazione clandestina è sbagliato? Alzi la mano chi lo dice, nemmeno la Chiesa l’ha mai fatto».
Vuol dire che la politica sull’immigrazione va bene così?
«Mi permetto di dare un consiglio al governo e cioè che al prossimo G8 affronti il problema enorme dell’Africa, che sta dietro questa emergenza. Su questo è necessario che intervenga la comunità internazionale. In Italia possiamo solo accettare gli immigrati che siamo in grado di inserire e far lavorare».