«Con questa Finanziaria rischiamo di chiudere»

Centri di formazione professionale milanesi in subbuglio: «La Finanziaria rischia di cancellare la nostra esistenza». A lanciare l'allarme per le modifiche introdotte dall'articolo 68 della manovra è Matteo Foppa Pedretti, professore di economia e diritto nella scuola professionale «Cfp Canossa», che insieme ad alcuni colleghi ha redatto un manifesto sottoscritto da oltre mille persone. «Nella nuova legge si parla dell'introduzione di un “biennio unitario” - rivela Foppa Pedretti -. Un'espressione volutamente ambigua, che potrebbe essere interpretata nel senso che i primi due anni delle superiori devono essere uguali per tutti: per la formazione professionale sarebbe la fine. O potrebbe semplicemente voler dire che i programmi di alcune materie devono essere uniformati. Il problema è che in questi casi basta una circolare del ministero per decidere in un senso o nell'altro».
Una vera e propria spada di Damocle sulla testa di tutti i centri di formazione professionale della provincia. «La nostra paura - osserva Foppa Pedretti - è che si voglia disperdere con un tratto di penna un patrimonio di grande valore. In Lombardia gli studenti iscritti a queste realtà sono passati in quattro anni da 600 a 40mila. Le richieste delle famiglie sarebbero in realtà il doppio, ma mancano i finanziamenti per soddisfarle tutte. Soltanto in provincia di Milano si parla di un centinaio di scuole». Si va dai Salesiani di via Gioia e Sesto San Giovanni agli Artigianelli e alle Canossiane. Ma ci sono anche centri con estrazioni laiche come lo Ial Cisl, la fondazione Clerici e l'Enaip.
«La scuola - prosegue Foppa Pedretti - non può pensarsi come uguale dappertutto, perché così si crea disaffezione tra gli studenti e si aumenta la dispersione scolastica, che nelle superiori della Lombardia è al 25-30 per cento degli iscritti. La metà circa dei ragazzi sui 15-16 anni si trova più a suo agio in un laboratorio che non sui libri. La formazione professionale è dunque una risposta concreta ai problemi della scuola. Uniformare i percorsi di studio non farebbe che aggravarli. Senza parlare del fatto che la riforma Moratti aveva innalzato l'istruzione dell'obbligo fino a 18 anni, mentre la Finanziaria la riabbassa a 16». Ecco dunque l'idea di aprire un sito Internet (www.manifestoformazione.it) e di organizzare la raccolta firme. «Oltre a singoli studenti e docenti - sottolinea Foppa Pedretti -, sono diversi gli enti che hanno aderito. Non soltanto la Confap, una confederazione di scuole legata alla Cei, ma anche il Forum delle associazioni familiari e Diesse, realtà che raggruppa insegnanti a livello nazionale. Stiamo organizzando manifestazioni e incontri».