«Ma questa Robin tax va ancora modificata»

Bruxelles getta acqua sul fuoco: «Esagerato parlare di crisi»

da Milano

«La Robin Hood Tax deve essere riveduta e corretta, in modo da tassare solo gli extraprofitti ed evitare che a pagarne i conti siano gli utenti finali. Si può fare: è un tema già affrontato dalla Corte europea». A dirlo è un esperto come Guglielmo Maisto, professore di diritto tributario internazionale comparato presso l’Università cattolica di Piacenza, nonché presidente del Delegated Board of Trustees dell’International bureau of fiscal documentation di Amsterdam e membro del comitato scientifico permanente dell’International fiscal association.
Nata per colpire gli extraprofitti di petrolieri e banche, la Robin Tax ha subito diverse modifiche: che ne pensa?
«In realtà, anche dopo le modifiche, la struttura lascia qualche perplessità, legate alle possibili traslazioni sui consumatori dei maggiori oneri a cui le società energetiche verranno sottoposte. Proprio per questo gli Usa l’hanno eliminata negli anni Ottanta, nonostante una stima di incassi per circa 300 miliardi di dollari in dieci anni».
Ma l’impegno delle Authority alla vigilanza non dovrebbe rappresentare un deterrente?
«Certo, ma non basta. Andrebbe modificata la base imponibile del prelievo, con l’obiettivo di tassare solo gli extraprofitti, sulla base dell’aumento delle quotazioni petrolifere, e introducendo dei meccanismi correttivi per evitare, appunto, che i costi siano scaricati sulle bollette o sul pieno dell’auto. Non a caso la Corte europea, quando decide l’illegittimità di un tributo, ne stabilisce il rimborso solo se non è stato scaricato sui consumatori».
E per quanto riguarda le banche?
«Qui il rischio è più contenuto, dato che sui costi bancari c’è più trasparenza, e quindi meno spazio per aumentarli, almeno nei confronti dell’utente privato. Semmai, è più facile intervenire sulle operazioni istituzionali. Ma non dimentichiamo altri aspetti chiave della manovra in ambito fiscale, a cominciare dai fondi immobiliari».
Di che cosa si tratta?
«In primo luogo è stato incrementato il prelievo sui proventi distribuiti da questi fondi: la ritenuta, che prima era al 12,50% come per le altre forme di investimento, tipo i titoli di Stato o le obbligazioni, è stata aumentata al 20%, per allinearsi ai dividendi delle Siiq, le società di investimento immobiliare quotate. Il risultato, però, è di ridurre la convenienza di questo tipo di fondo per gli investitori privati, in un momento in cui il settore immobiliare andrebbe sostenuto più che penalizzato, per ottenere un gettito tutto sommato non significativo: non mi sembra una scelta condivisibile, a differenza di altre».
Per esempio, quali?
«La norma anti-elusiva nei confronti dei cosiddetti “fondi familiari” è appropriata perché pone rimedio a un abuso esistente: giudizio positivo anche sull’estensione ai fondi delle disposizioni contro l’“esterovestizione” societaria».