Ragazzina stuprata dal clandestino messo in libertà 2 volte dai giudici

Bologna: la quindicenne trascinata in un cespuglio e picchiata
L’aggressore arrestato in flagrante: è un tunisino in Italia da aprile. <a href="/a.pic1?ID=328795" target="_blank"><strong>L'orco</strong></a><strong> </strong>era lo spacciatore del quartiere. <a href="/a.pic1?ID=329002" target="_blank"><strong>Roma: coppia aggredita, in due violentano una quattordicenne</strong></a>

Era scesa un attimo per salutare gli amici, intorno alle dieci di venerdì sera, nel parco davanti a casa, all’estrema periferia di Bologna. Ma per una ragazzina di soli 15 anni è stato l'inizio di un incubo: un uomo l’ha aggredita. Pugni e schiaffi, l’ha trascinata via e, coperto dai cespugli, l’ha violentata in modo brutale. La ragazzina non si è arresa, ha lottato e gridato, tanto da farsi sentire da un vicino che abita nel palazzo accanto al suo. È stato lui, un pensionato, ad avvertire il 113 che, per fortuna, aveva una volante in zona. L'intervento è stato immediato. È stato arrestato Jamel Moamid, 33 anni, tunisino, clandestino in Italia da aprile scorso. Era già stato arrestato per ben due volte, ma uscito dal carcere è finito in manette. Ancora.
Drammatico il racconto del testimone: «Stavo facendo un giro per sbollire il nervosismo dopo avere litigato con mia moglie - ha raccontato il pensionato -. Ero in macchina quando ho visto, nel parco, un uomo che trascinava una donna, la prendeva a calci e a pugni fino a farla cadere, poi si è abbassato i pantaloni. Allora ho avviato l'auto, ho fatto inversione e mi sono avvicinato. Intanto ho chiamato la polizia». Attorno, il vuoto: «Avevo paura ad avvicinarmi troppo, io ormai ho una certa età e lui era robusto - continua -. Ho cercato di attirare l'attenzione di qualcuno, ma nessuno mi ha dato retta. Incredibile il fatto che di fronte a un’aggressione a una donna prevalga l’indifferenza. Questa è la cosa che mi ha colpito di più». Anche la giovane vittima alla polizia ha raccontato che alcune macchine sono passate mentre l'uomo la trascinava al coperto e nessuno si è fermato. Solo all’arrivo della polizia il tunisino si è dato alla fuga, ma è stato raggiunto e arrestato poco dopo dagli agenti. «A quel punto ho capito che quella ragazzina la conoscevo bene - ha detto commosso il testimone, che ha voluto rimanere anonimo -. L’ho vista crescere, è una brava ragazza. Le hanno fatto molto male, chissà se potrà mai dimenticare».
Ieri pomeriggio il questore di Bologna Luigi Merolla gli ha telefonato per ringraziarlo del suo contributo all'arresto. Il tunisino è stato interrogato e rinchiuso in carcere. La ragazza, che ha detto di non averlo mai visto, è stata portata all'ospedale Maggiore di Bologna: oltre ai segni inequivocabili dello stupro, le è stata riscontrata la frattura del setto nasale. Ne avrà per otto giorni.
«Resta del tutto evidente - ha detto il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati -, l'esistenza di un problema nell'ordinamento nazionale, visto che non si riesce a impedire a persone con precedenti penali di circolare liberamente sul territorio nazionale e di tornare a commettere reati». Netta la presa di posizione del candidato sindaco ed ex primo cittadino Giorgio Guazzaloca: «Credo che sia indispensabile chiedere anche ai magistrati di fare fino in fondo la loro parte, eliminando ritardi che possono favorire i delinquenti ed evitando scelte che possono risultare incomprensibili all'opinione pubblica». L'estrema periferia di Bologna dove si è consumata la violenza, via Mattei, è fatta di condomini dormitorio, di capannoni, c'è una scuola, una polisportiva, quel maledetto parco, poco più avanti il Cie per immigrati clandestini, a un chilometro in linea d'aria il Centro di cultura islamica.
Vista da chi ci lavora tutti i giorni, fratello e sorella che gestiscono la farmacia della zona, quando cala il sole non c’è da stare allegri: «Dopo le 9 di sera, qui siamo noi gli extracomunitari», dice il farmacista. Gli fa eco la sorella: «Sotto il portico qua davanti, quando usciamo io sono l'unica bianca… Da un anno a questa parte, ce ne andiamo sempre insieme alla chiusura, io non vado più da sola, non si sa mai». Proprio ieri mattina, in farmacia si è presentata una signora con la sua storia di violenza: «Mi ha raccontato - ricorda la farmacista - che una sera era rientrata dal lavoro, aveva appena parcheggiato e due uomini l'hanno aggredita. Non è successo nulla di grave perché il marito è intervenuto, ma altrimenti… ». «Qui intorno ci abitano un sacco di immigrati, gente per bene, ma la sera c'è un gran via vai e quelli noi non li conosciamo».