Rai, il Pd si scandalizza ma si sbrana per Raitre

Il dg Masi propone Minzolini al Tg1; Mazza passa dal Tg2 a Raiuno
Franceschini vuol rimandare. Bonaiuti: "Si fa solo il bene dell’azienda". Seguito il metodo Bankitalia: promozioni interne per i 4 vice direttori generali

Roma - Mauro Mazza dalla direzione del Tg2 alla guida di Raiuno e l’inviato della Stampa, Augusto Minzolini, a «firmare» il Tg1. Sono le nomine che il direttore generale di Viale Mazzini, Mauro Masi, sottoporrà al voto dei consiglieri di amministrazione nella riunione di oggi insieme alla designazione di quattro vicedirettori generali. Si tratta di: Antonio Marano che dalla guida di Rai2 otterrà la delega sulla produzione, Lorenza Lei (risorse artistiche), Giancarlo Leone (confermato ma indicato allo sviluppo del digitale terrestre) e Gianfranco Comanducci, che manterrà la responsabilità degli Acquisti coordinando tutte le altre strutture.

I quattro manager hanno una lunga esperienza in Rai e la loro promozione non determinerà un aumento dei costi perché già inquadrati nella dirigenza. La designazione apre la strada a una riforma del governo della Rai sul «modello Bankitalia». I vicedirettori generali, tutti interni all’azienda, determineranno una sorta di «replica» del direttorio di via Nazionale (dove Masi ha iniziato la propria carriera) dove il governatore gestisce la struttura insieme con il direttore generale e gli altri vicedirettori. In questo modo, il manager della tv pubblica potrà focalizzare la sua attività sui temi più importanti considerato che attualmente l’esercizio di 51 deleghe lo vede impegnato su tutti i fronti, dai contratti delle star alla cancelleria. Le «deleghe organizzative e istruttorie» consentiranno alla Rai di voltare pagina.

Il termine della prorogatio all’ammiraglia Rai apre una nuova falla a Rai2 dove Marano manterrà l’interim e Mazza sarà temporaneamente sostituito da uno dei suoi vice, ma non si procederà oltre. In una fase così delicata è inutile inasprire i rapporti considerato che ad alzare i toni ci pensa già il centrosinistra.

«Non ho mai visto fare delle nomine Rai che incidano direttamente sul sistema dell’informazione in piena campagna elettorale e in par condicio», ha dichiarato il segretario del Pd, Dario Franceschini aggiungendo che «il semplice buon senso dovrebbe portare a rinviare tutto di 15 giorni dopo le elezioni europee». In realtà, l’affabulazione censoria di Franceschini cela molto bene un malessere che già da mesi cova sul fronte televisivo del Partito democratico: la grande battaglia per Rai3 tra le due anime di Largo del Nazareno.

Se a Rai2 le indiscrezioni indicano come candidati favoriti l’inviata del Tg1 Susanna Petruni alla rete e il direttore del Mattino Mario Orfeo al telegiornale, per la terza emittente pubblica le carte sono rimescolate. L’asse Rutelli-Fassino è favorevole a un mantenimento degli equilibri attuali con Paolo Ruffini direttore e Antonio Di Bella al tg. Ma il segretario Franceschini, secondo i rumors, non vorrebbe urtare la suscettibilità di Massimo D’Alema che gradirebbe la promozione dell’anchorwoman Bianca Berlinguer alla direzione del Tg3, mossa che non escluderebbe la conferma di Ruffini.

Il Pd, che vanta due esponenti in cda (Nino Rizzo Nervo, vicino all’ex Margherita, e Giorgio Van Straten, indicato dall’ex segretario Veltroni), ha bisogno di tempo per chiarirsi le idee. E così sortite come quella del leader Udc, Pier Ferdinando Casini («Il quadro delle nomine mina la credibilità di una dirigenza»), finiscono con l’essere funzionali allo scopo. Anche Rizzo Nervo ha sottolineato che la Rai non ha bisogno di «capi e capetti» minacciando di porre la questione di legittimità delle nomine alla Corte dei conti.

A Casini hanno voluto rispondere il sottosegretario Paolo Bonaiuti («Garimberti e Masi si muovono unicamente nella logica del rilancio dell’azienda») e il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri che ha evidenziato la «bramosia di incarichi» dell’Udc. Le altre questioni sono liquidate dall’annuncio di voto favorevole del consigliere in quota Lega, Giovanna Bianchi Clerici. In consiglio di amministrazione la maggioranza è compatta.