Rapporto Caritas: i nuovi poveri sono le donne straniere

Donna tra i 25 e i 44, straniera, sposata, in cerca di lavoro. È questo l’identikit del «povero medio» che bussa ai Centri d’ascolto della Caritas. Con bisogni e aspettative analizzati ed elaborati nel Terzo Rapporto Lombardo delle Caritas, presentato ieri. Un lavoro che ha consentito di tratteggiare la figura del richiedente tipo. Ma anche di scoprire come l’esigenza primaria sia tornata il «pacco viveri», una richiesta che sembrava scomparsa.
Il Rapporto
Nel semestre aprile-settembre 2006 è stato scelto un campione di 18 Centri: 1 a Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia e Vigevano, 2 a Como e Crema, 7 a Milano, analizzando i dati relativi a 3.850 persone. In questo modo è stato possibile elaborare sesso, nazionalità, età con richieste e bisogni.
Il ritratto
Nel complesso delle posizioni esaminate, gli italiani rappresentano solo il 24.7 per cento del totale, con una prevalenza di maschi, 55.4 per cento, equamente suddivisi per tutte le fasce di età. Tra gli stranieri, il rapporto si rovescia: il 59.6 per cento dei richiedenti sono femmine. La maggioranza è concentra nell’età lavorativa, cioè tra i 25 e i 44 anni. La nazionalità più diffusa è quella romena (9.8 per cento) seguita da quella marocchina (9), ucraina (8.3) ed ecuadoregna (5.7). Quasi tutti sono privi di occupazione: il 73.8 per cento conto il 17 di occupati e il 9.2 di casalinghe, pensionati, studenti. Infine il 24 per cento vive da solo, il 44 per cento risulta coniugato mentre gli altri vivono comunque in famiglia.
I bisogni
Trattandosi di «poveri» emerge chiaramente come le prime richieste riguardino il lavoro, il 63 per cento, e interessi più gli stranieri, 67.7 per cento. Il problema casa interessa in ugual misura italiani e stranieri, ma c’è una sensibile differenza tra maschi, 48.9 per cento, e femmine, 23. I problemi relativi alla regolarizzazione, quando si tratti di extracomunitari, riguardano più gli uomini, 31.5 per cento, che le donne, 26. Poi via via problemi familiari, sanitari, dipendenze da alcol o droghe, anche qui con sostanziali differenze tra italiani e stranieri e uomini e donne.
Fasce deboli
Le donne rimangono le più esposte, soprattutto se straniere. Come spiega infatti il sociologo Ludovico Gardani si possono distinguere diversi percorsi di povertà: quella legata alla tratta delle schiave per il mercato della prostituzione, «che coinvolge soprattutto le donne che si liberano dai carnefici, perché si ritrovano senza documenti, lavoro e casa», quella dei matrimoni per corrispondenza, dove la moglie diventa completamente dipendente dal marito e «quando il matrimonio finisce la donna si ritrova povera». Infine colf e badanti: spesso si tratta di un lavoro irregolare e quando la donna si ritrova disoccupata «sprofonda nell’indigenza assoluta».
Le considerazioni
In generale emerge un preoccupante indebolimento della condizione delle famiglie, una fragilità economica alla soglia della povertà vera e propria, un preoccupante aumento delle richieste di pacchi di alimenti o vestiario: prima domanda formulata dal 54.2 per cento di chi bussa al Centro d’ascolto. «Tutti i nostri dati - spiega il direttore di Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo - parlano di uno scivolamento progressivo verso la povertà della classe media per la quale è facile oggi precipitare nel bisogno a causa di malattia, separazione del coniuge, perdita del lavoro». Dunque è la famiglia ad andare per prima in difficoltà e per questo monsignor Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e membro della Commissione Episcopale per il servizio della carità, spiega come la «...difesa della famiglia, che per la Chiesa rimane quella tradizionale fondata sul matrimonio, (possa avere)...anche un grande rilievo economico nella società».