Referendum, arruolato il Papa: «Benedetto colui che si astiene»

Andrea Tornielli

nostro inviato a Bari

Benedetto XVI arriva questa mattina a Bari, il suo primo viaggio in Italia da Papa, per concludere il congresso eucaristico nazionale. Un viaggio lampo di pochissime ore, che avviene a due settimane dal voto sulla fecondazione assistita, al termine della campagna referendaria che ha visto la Conferenza episcopale italiana e le associazioni laicali impegnate in favore dell'astensione. Da quanto risulta al Giornale, fino a ieri pomeriggio non erano previsti nel testo dell'omelia e dell'Angelus che il Papa pronuncerà accenni al referendum. Ratzinger si concentrerà invece sui temi dell'eucarestia e della domenica, con riferimenti all'ecumenismo. Anche se gruppi di fedeli impegnati nella campagna a favore dell’astensione hanno «arruolato» il Papa come testimoniano i manifesti esposti in città: «Benedetto colui che si astiene» è infatti uno degli slogan più gettonati.
L’attesa è tanta. Ma le premesse sono ben diverse. «È inutile chiedersi cosa il Papa ha da dire a Bari, se parlerà di questo o quel problema: il Papa viene a Bari per confermare i fratelli nella fede, per far sentire che siamo un'unica famiglia», ha detto ai giornalisti l'arcivescovo della città, Franco Cacucci. Gli ha fatto eco il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, che ha criticato il fatto che sul referendum sulla procreazione assistita i media pretendano di «dare consigli al Papa». «I giornali - ha detto il porporato - fanno strumentalizzazione e sono partiti già venti giorni fa a fare pressioni sul Papa e qualcuno ha addirittura scritto che nella Messa il Papa farà un cenno velato al problema della procreazione assistita». «Ma vi pare possibile - ha aggiunto - che i giornali debbano consigliare al Papa quello che deve dire. Il Papa è un uomo che per esperienza e per cultura sa benissimo cosa deve dire». Poletto ha anche criticato il fatto che la stampa abbia «trascurato l'evento del congresso eucaristico» concentrandosi invece sul dibattito referendario, ma ha spiegato che «all'interno dell'incontro con Cristo eucarestia c'è anche l'impegno a difendere i valori, anche i valori umani perché la vita è un valore umano» e ha criticato le «falsità e sciocchezze dette e scritte sulla ricerca delle cellule staminali».
A rilanciare il tema del referendum da Bari, a dire il vero, erano stati due giorni fa il direttore del quotidiano cattolico Avvenire, Dino Boffo, e lo stesso presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini. Quest'ultimo, nel corso della tavola rotonda con i responsabili dei vari movimenti e delle associazioni ecclesiali, aveva detto: «L'unità viene prima delle nostre scelte, ma passa attraverso i comportamenti quotidiani» e aveva ringraziato «per quanto il laicato ha fatto per l'impegno nel referendum, che alla fine è un impegno a favore di ciò che è proprio di ogni essere umano, che non può mai essere ridotto a un mezzo ma rimane sempre un fine».
Ieri a Bari è stata la giornata dedicata alla famiglia, con una kermesse a metà strada tra il concerto, lo spettacolo e la riflessione: sul palco si sono alternati mimi, artisti cantanti e il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, che ha parlato in tre riprese prima ai giovani, poi ai bambini e infine agli adulti, e ha proposto l'eucarestia come medicina per le famiglie in crisi. L'impressione è che la gerarchia cattolica, impegnata nella campagna per l'astensione e dunque contraria allo stravolgimento della legge 40 che non è certo una «legge cattolica» ma ha posto fine al far west della provetta, cerchi di abbassare i toni dello scontro, ben sapendo che in questo momento chi vuole fare il contrario è il fronte referendario del «sì».
Braccato dai giornalisti al termine della mattinata, il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, ha rilanciato l'astensione. «Il rischio - ha osservato il cardinale - è che vada a finire male la logica, purtroppo si ragiona male e poco, si punta molto sull'emozione e non si capisce che c'è una verità elementare che ognuno di noi si porta dentro: io sono Angelo Scola, un uomo di 63 anni e mezzo perché sono stato quell'embrione. Chi nega questa evidenza ha l'onere di provare il contrario, nessun me l'ha mai provato». «Chi va a votare - ha aggiunto il patriarca - sbaglia radicalmente e non tiene conto della natura abrogativa del referendum, altrimenti se 500.000 persone che firmano mi prendono per la gola e mi costringono a votare, mi ricattano». «L'importante - ha concluso Scola - è astenersi con coscienza e approfondendo la materia non semplicemente andando al mare».

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