Le relazioni pericolose di Mancini & Co.

Inter nella bufera: in oltre mille intercettazioni i contatti di staff e giocatori con due pregiudicati. Incontri e scambi di favori, ma senza rilevanza penale

Milano - Un mare di telefonate, un mare di intercettazioni. Da una parte del filo ci sono due criminali di alto livello, al centro di una inchiesta della Procura Antimafia di Milano per traffico di cocaina. E dall’altra parte ci sono quelli dell’Inter. Giocatori, staff tecnico, dirigenti della squadra nerazzurra. Che con i due malavitosi intrattengono rapporti d’amicizia e di affari di ogni genere. Nulla di penalmente rilevante: lo dicono a chiare lettere gli stessi carabinieri del Reparto Operativo Speciale nella lettera con cui stralciano le chiacchierate con i calciatori dal fascicolo principale. Ma intanto le telefonate sono state trascritte, una per una. Il quadro che ne esce è, indubbiamente, irrilevante sul piano penale. Ma, altrettanto indubbiamente, costringe a chiedersi il perché di tanta familiarità con due balordi, a interrogarsi sulla facilità con cui personaggi simili avevano accesso alla Pinetina, quartier generale del club di Massimo Moratti, e ai suoi uomini più in vista. Interrogativi che piombano sull’Inter nel momento più delicato della sua stagione, a quattro giorni dall’ultima spiaggia che la attende a Parma.

Il più autorevole dei due pregiudicati si chiama Domenico Brescia, gestisce un negozio d’abbigliamento a Rovello Porro, nel Comasco, a quindici chilometri dalla Pinetina. Nell’ambiente lo chiamano «il sarto dell’Inter», ma i favori che fa agli uomini in nerazzurro vanno ben oltre il sistemare le maniche della giacca. A tecnici e giocatori Brescia fornisce telefoni, automobili, orologi, aiuti di ogni genere. Leggendo le intercettazioni si nota con un certo stupore come persone piuttosto abbienti come gli uomini di Moratti si debbano rivolgere, per fare acquisti, non in un normale negozio ma all’«amico» in grado di strappare sul mercato parallelo prezzi di assoluto favore. Ma questo non sarebbe tanto grave, se l’amico fosse una persona per bene. Il problema è che Brescia non è per bene. Niente affatto.
Il suo certificato penale dice che il «sarto dell’Inter» ha alle spalle precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di stupefacenti, rapina e persino per l’omicidio di un rivale, commissionato a un clan di siciliani trapiantati nella zona milanese di Quarto Oggiaro. Meno ingombrante il curriculum dell’altro pregiudicato, tale Bizzozzero, che ha «solo» precedenti per associazione mafiosa e fino a pochi mesi fa - quando è stato arrestato in Francia - era inseguito da un mandato di cattura per bancarotta e conduceva una tranquilla latitanza in Costa Azzurra.
Con entrambi, i contatti degli uomini in nerazzurro sono intensi e più che amichevoli. Negli ultimi sei mesi in cui i due sono stati intercettati, i brogliacci dei carabinieri hanno dovuto riportare ogni giorno, più volte al giorno, i nomi dei vip di Appiano Gentile. Quando si è trattato di tirare le somme, il totale è risultato impressionante. Si tratta di ben 1.686 telefonate, tutte trascritte una per una. L’elenco degli interisti intercettati dice che i due balordi preferivano i contatti con gli uomini di primo piano. Si tratta dell’allenatore Roberto Mancini, del suo vice Sinisa Mihajlovic, del capitano Javier Zanetti, del difensore della Nazionale Marco Materazzi. Tutti identificati uno per uno dai carabinieri. Insieme a loro, a chiacchierare amabilmente con Brescia e Bizzozzero sono un tecnico interista, Fausto Salsano, e un dirigente, Rocco Di Stasi. E, come se non bastasse, una delle bandiere più gloriose del passato interista: Alessandro Altobelli, il leggendario Spillo, centravanti dell’Inter del dodicesimo scudetto.
Proprio Altobelli si segnala per intensità dei rapporti, ma anche i campioni del presente si danno da fare parecchio. L’ipotesi che non sapessero con chi avevano a che fare è doverosa ma appare smentita dalle intercettazioni, almeno per quanto riguarda Roberto Mancini: in una delle conversazioni con Bizzozzero, l’allenatore interista dimostra chiaramente di essere al corrente del fatto che il suo interlocutore è latitante e si lascia andare anche a qualche battuta su questa imbarazzante circostanza.

Per il resto, un andirivieni di richieste, incontri, favori fatti e ricevuti. In più di un’occasione Brescia appare come una sorta di factotum degli interisti, l’uomo di fiducia cui ci si rivolge per ogni tipo di necessità. Nel frattempo, Brescia traffica in coca, ma il giro della «polvere» non sembra mai lambire la Pinetina. In un paio di telefonate, l’oggetto dei rapporti tra il malavitoso e i nerazzurri non è chiarissimo, e per questo gli investigatori hanno riflettuto a lungo se valesse la pena di approfondirlo con un apposito fronte di indagine. Ma alla fine è prevalsa la convinzione che davvero non ci fosse materia per mettere sotto inchiesta gli uomini della squadra campione d’Italia.