Una retrospettiva per l'Arte sociale di Ambrogio Alciati

Alla Permanente in mostra i capolavori dell'artista che amava i poveri, ma piaceva all'alta borghesia

L'opera di Ambrogio Alciati (Vercelli 1878-Milano 1929) viene ripercorsa in una mostra aperta da domani al 9 gennaio alla Società della Permanente.
Sono esposti 65 dipinti raccolti in collezioni pubbliche e private dai curatori Annie-Paule Quinsac e Alberto Ghinzani. Oltre ai ritratti, che rappresentarono l'attività principale dell'artista, ci sono paesaggi ed anche espressioni della cosiddetta "Arte sociale", come fu chiamato quel filone di pittura, tra Ottocento e Novecento che voleva denunciare le condizioni della classi più umili. Ambrogio Alciati veniva del resto da una famiglia modesta ed era potuto andare a studiare all'Accademia di Brera grazie ad una borsa di studio. Suoi maestri furono Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone, ma sul giovane artista ebbe influenza anche il clima della tarda Scapigliatura che si viveva a Milano in quella fine di secolo.
La sua pittura vaporosa piaceva molto e gli procurò molte commesse nell'alta borghesia come ritrattista. Egli era anche capace di cogliere le caratteristiche di spirito di chi ritraeva. Ne risultavano figure molto intense, in interni appena abbozzati.
In questa retrospettiva vi sono anche diversi suoi paesaggi e tra i dipinti sociali spicca "I minatori" del 1907. Nel 1920 Alciati ebbe il titolo di "Maestro di Brera" e da allora fino alla morte fu nell'Accademia, titolare della cattedra di pittura del nudo. Tra i suoi allievi vi furono De Rocchi, De Amicis, Spilimbergo, Usellini, Lilloni, dei quali sono esposte alcune opere nella parte finale della mostra.