Rho, 3 casi di maltrattamenti in famiglia Fondamentale l'intervento dei vicini

Un carabiniere libero dal servizio, interviene per salvare la giovane vicina dalle angherie inferte dal convivente serbo. E a Lainate, grazie alla telefonata di un vicino, le forze dell'ordine arrestano un giovane tossicodipendente che malmenava i genitori

Rho - Ancora maltrattamenti in famiglia e come spesso accade concentrati soprattutto nel weekend. Tre, riferiscono i carabinieri, sono stati infatti i casi di maltrattamenti in famiglia verificatisi nel rhodense tra sabato e domenica. Salgono a 15 gli arresti per maltrattamenti effettuati dall’inizio dell’anno dai militari della Compagnia di Rho, dati che dimostrano l’estrema diffusione del preoccupante fenomeno.

Il vicino carabiniere Il caso più grave intorno alle 21 di ieri, in un condominio della periferia di Rho, in via Parri. Un 20enne serbo, P.R., da molti anni residente a Rho, dopo l’ennesimo litigio per futili motivi, il più delle volte determinati dall’abuso di alcol, ha iniziato a picchiare la propria convivente, di appena 21 anni, nata in provincia di Caserta ma da tempo residente nell’hinterland di Milano. Nonostante la giovane età, la ragazza ha già due figli di 5 a e 2 anni, avuti da una precedente relazione, e proprio davanti a loro si è scatenata la violenza. L’uomo inizia a colpirla con schiaffi e pugni e quindi con un cacciavite; la donna urla, chiede aiuto, fugge sul pianerottolo. Un Carabiniere vicino di casa, libero dal servizio, sente tutto e corre subito in soccorso. La donna perde sangue dalla testa; l’uomo la insegue impugnando un grosso coltello da cucina. Il militare gli si scaglia contro e dopo una colluttazione riesce a disarmarlo e bloccarlo, chiedendo quindi l’aiuto di una pattuglia in supporto. La ragazza viene portata in ospedale, dove se la cava con 10 giorni di prognosi per ferite al cuoio capelluto e contusioni multiple. Il serbo viene arrestato per maltrattamenti, lesioni e minacce, ma non si esclude che la Procura possa rubricargli anche il tentato omicidio. Si trova ristretto nel carcere di San Vittore.

Figlio tossico dipendente Simile nella dinamica l’arresto effettuato alle 2 di domenica notte dai Carabinieri della Tenenza di Bollate, anche se questa volta le violenze sono quelle di un figlio nei confronti dei genitori. P.D., 20 anni, nullafacente, pregiudicato e sottoposto agli arresti domiciliari, con accertati problemi di tossicodipendenza, al rifiuto del padre e della madre, entrambi 50enni, di dargli soldi per acquistare stupefacenti, inizia a picchiargli violentemente con calci e pugni, minacciando di ucciderli con un coltello da cucina. Un vicino di casa, anche in questo caso decisivo, sente le urla e chiama i Carabinieri. Una pattuglia interviene immediatamente e blocca il ragazzo con ancora il coltello in mano, riuscendo a disarmarlo ed ammanettarlo. Anche per lui si sono aperte le porte di San Vittore.

Litigi E stessa sorte è toccata a B.A., ancora di appena 20 anni, operaio lainatese, pregiudicato. I Carabinieri della Stazione di Lainate, che da settimane segnalavano all’Autorità Giudiziaria le continua violenze del ragazzo nei confronti della convivente peruviana, 30enne, sono infatti riusciti ad ottenere dal gip una misura cautelare in carcere. Il provvedimento è stato eseguito nella notte di sabato, proprio mentre stava per scatenarsi l’ennesima lite.