Ricorso al Tar contro la delibera: «Lecito inquinare in mezza città»

Dopo la raccolta di firme della Lega, ora tocca al Pdl. Il partito ha dato il via a un altro contro-referendum sull’Area C con gazebo in vie e piazze. E la battaglia si preannuncia pepata: per lunedì, giorno del debutto del ticket da 5 euro, è stato indetto un incontro al gazebo davanti al varco di corso Monforte con tutte le associazioni che contestano il provvedimento. Non solo, lunedì si raccoglieranno le firme di chi non vuole sottostare alla super tassa di Pisapia sia a Palazzo Marino (alle ore 17,30) sia al gazebo installato in piazza San Babila. L’obbiettivo è raggiungere le 30mila sottoscrizioni. E, con tutta probabilità, si farà abbastanza in fretta visti i malumori che serpeggiano in gran parte della città e visto il numero di telefonate arrivate ai centralini del Pdl per protestare contro le nuove regole del traffico. Ieri i militanti del partito hanno cominciato un’intensa azione di volantinaggio in città per chiamare a raccolta il popolo contrario all’Area C e spronare a firmare.
Contro il salasso di Pisapia pende anche un ricorso al Tar. Lo ha presentato Assoconsum, associazione di tutela dei consumatori, per chiedere l’annullamento e la sospensiva della delibera sull’Area C. «La delibera sull’Area C - spiega il presidente dell’associazione Daniela Perrotta - dietro la promessa di una congestion charge, ovvero una tassa sul traffico, anziché combattere l’inquinamento atmosferico rischia di compromettere la battaglia per un’aria pulita e crea una condizione di palese disparità fra cittadini della stessa città, creando zone in cui si può inquinare gratis e altre in cui si può inquinare ma a pagamento».
In sostanza, il ricorso fa leva sui principali punti deboli della delibera Pisapia. Punto numero uno: nella relazione di Amat srl (la società incaricata di valutare i nuovi accessi alla Cerchia dei Bastioni) esistono solo considerazioni e non dati reali sull’inquinamento a Milano. Punto numero due: la relazione sembra considerare le auto le uniche cause dell’inquinamento e non prevede nessun provvedimento contro le altre fonti di smog.
E poi l’affondo: «Se la delibera fosse un provvedimento diretto alla salute pubblica - si legge - andrebbe a limitare senza alcuna imposizione di natura economica la libera circolazione». Come a dire che, tutto sommato, sarebbe stato più onesto chiudere il centro senza far pagare per entrarci.
Infine nel ricorso si denuncia «una palese violazione della normativa regionale dal momento che, con l’imposizione di una tariffa di accesso per tutti i veicoli ad alimentazione convenzionale, se ne limita l’utilizzo, mentre per la Regione Lombardia tale limitazione non sussiste». Già perché il Pirellone aveva consentito la circolazione ai veicoli a gasolio purché dotati di filtri anti smog. Ma la delibera Pisapia sembra snobbare anche questo aspetto e non distingue tra veicoli che inquinano di più e di meno.