Riforme, il Colle: "Non sprecare la legislatura"

Si anima il dibattito sulle riforme. Napolitano: "Discutiamo
quali sono effettivamente necessarie e realizziamole". Maroni rivendica il ruolo del Carroccio. Spunta l'ipotesi di un presidenzialismo alla francese. Ma Fini chiarisce: "Troppa confusione, per attuarlo bisogna riformare la legge elettorale". Sul piano giustizia Alfano frena: "Non c'è la bozza"

Roma - "La fine di questa legislatura coinciderà con la fine del mio mandato al Quirinale. Facciamo che non sia una legislatura sprecata per le riforme. Discutiamo quali sono effettivamente necessarie e realizziamole". Si anima il dibattito sulle riforme. Ed è il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a lanciare la volata a una stagione che realizzi le riforme necessarie al Paese. Ma il titolare del Viminale, Roberto Maroni rivendica il ruolo centrale del Carroccio". In agenda federalismo, nuovo assetto dei poteri e giustizia. Ma sul presidenzialismo alla francese è proprio il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ad avvertire: "Per farlo bisogna cambiare la legge elettorale".

L'appello di Napolitano Per portare a termine le riforme di cui il Paese ha bisogno serve "una riflessione adeguata senza disperdere le occasioni. Non dobbiamo trovarci di fronte a una legislatura sprecata". E' il monito che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato parlando, a braccio, durante un incontro con il sindaco di Verona Flavio Tosi e con il Consiglio comunale. Il capo dello Stato ha osservato che talvolta "la parola riforme è generica e perfino ossessiva" ma "sappiamo quali sono le riforme da fare, bisogna discutere e poi fare quelle che sono necessarie al Paese".

Il dibattito sul federalismo Secondo Napolitano è l’ora di portare a termine la riforma federale considerando che "l’unità nazionale è un valore che deve richiedere come condizione lo sviluppo di tutte le componenti autonomistiche". L’unità del Paese, aggiunge Napolitano, "è un valore che devo tutelare", ma al tempo stesso il capo dello Stato sprona "a proseguire il cammino, a continuare" con la riforma federale che non si è ancora realizzata perchè "ci sono stati ritardi, insufficienze e delusioni nella costruzione di uno Stato non più centrale" e non caratterizzato da "un appiattimento delle risorse".

Il nodo sul modello francese Si anima il dibattito sulle riforme. Per alcuni esponenti del centrodestra il semipresidenzialismo si può attuare senza toccare l'attuale normativa sul voto. Ma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, non è d'accordo: "Le due cose sono legate. Se si guarda a Parigi è certo che le esigenze cui la revisione della forma di governo deve fare fronte sono assai simili a quelle che hanno indotto la Francia ad una estesa innovazione costituzionale". Innovazione che, secondo Fini, "ha riguardato in modo armonico ed equilibrato modalità di elezione e poteri del presidente della Repubblica, ma anche contestualmente il riordino del Parlamento, le sue modalità di elezione, la sua funzionalità e partecipazione ai processi di decisione europea, la sua capacità di garantire il principio di unità dell’azione politica in salvaguardia degli interessi nazionali nelle sedi internazionali, principi che nell’ordinamento transalpino sono legati alla posizione costituzionale del presidente della Repubblica". "La quinta Repubblica - sottolinea ancora Fini - può essere un modello per l’Italia, ma solo nella piena consapevolezza che un’adozione del modello francese non organica e di sistema, ma parziale o peggio ancora amputata di alcuni suoi fondamentali meccanismi di equilibrio e di garanzia, rischierebbe di non rispondere positivamente alle reali necessità del Paese".

Il filo tra Colle e Lega Nord "Il presidente Napolitano mi ha riconfermato come il federalismo sia l’unica via per uscire dall’impasse della crisi. Napolitano si è reso così totalmente disponibile in questa nuova stagione di riforme", ha spiegato il governatore del Veneto Luca Zaia, al termine dell’incontro in Prefettura a Verona con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Non c’è antagonismo tra autonomia e unità nazionale - ha proseguito Zaia - e ovviamente avere il presidente della nostra parte per noi significa vedere il sole".

Mancino boccia il doppio Csm "Non sono per due Csm e non ne vedo l’utilità. Pur trattandosi ancora di bozze non sono favorevole a due organismi rappresentativi che accentuerebbero l’isolamento del pubblico ministero". Il vice presidente del Csm Nicola Mancino boccia l’ipotesi contenuta nella bozza di riforma della giustizia presentata ieri dal Guardasigilli al premier. E sulla separazione delle carriere dice: "E' noto come la penso, reputo che si potrebbero anche separare le carriere e non necessariamente creare due Csm. Aspetterei però - aggiunge - di conoscere il testo completo".

Il legittimo impedimento "Rispetto la decisione del Capo dello Stato. Un periodo di tregua era necessario sin dall’inizio della legislatura e il legittimo impedimento andrebbe incontro a questa esigenza". Così Mancino si esprime sul provvedimento sul legittimo impedimento che ieri è stato firmato da Napolitano. "Vorrei solo ricordare che sin dall’inizio della presente legislatura avevo suggerito di approvare una norma costituzionale - aggiunge Mancino riferendosi all’ipotesi del lodo - la risposta fu che al Csm ci si comportava come una terza Camera. Il consiglio non fu ascoltato, per questo si è dovuto ricorrere al legittimo impedimento".

Alfano frena: "La bozza non c'è" "Non c’è ancora un testo da presentare alle Camere perché stiamo lavorando all’interno della Costituzione con grande misura e ponderatezza". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano a proposito della riforma costituzionale della Giustizia. Il ministro ha ribadito che non c’è ancora alcun testo pronto: "Poichè interveniamo sulla Costituzione, quindi stiamo riflettendo sul testo più equilibrato. L’ago della bussola è comunque orientato verso la parità tra accusa e difesa". Alfano ha quindi precisato: "Non credo sia utile e giusto almanaccare su forme ipotetiche che poi non troveranno riscontro nella realtà. Intendiamo salvaguardare l’autonomia della giurisdizione e proprio per questo stiamo lavorando per far sì che i cittadini abbiano una giustizia rapida e un processo giusto". Il ministro ha quindi precisato l’obiettivo al quale mira il governo: "Abbiamo sempre lo stesso obiettivo: assicurare una parità effettiva tra accusa e difesa. Il cittadino non può essere soccombente rispetto all’accusa nel processo, ma deve avere gli stessi diritti, gli stessi poteri e gli stessi doveri della pubblica accusa. È chiaro che partendo da questo presupposto ci muoviamo nel solco della riforma costituzionale".