Rinascimento senza confine

Il Rinascimento non fu solo il risultato della genialità fiorentina: anche al Nord operò una formidabile generazione di artisti, la cui punta di diamante era formata dal milanese Bramantino e dal varesino Bernardino Luini. La mostra «Il Rinascimento nelle Terre Ticinesi», alla Pinacoteca cantonale Züst di Rancate, in Canton Ticino (da domani e fino al 9 gennaio, catalogo Officina Libraria) ci racconta di questa feconda stagione della storia dell'arte lombarda, in un'epoca, il Quattro e il Cinquecento, in cui i legami tra Como, Varese, Milano e la futura Svizzera erano strettissimi. La diocesi di Como, ad esempio, comprendeva tutto il territorio dei laghi, le valli prealpine (come la Valtellina) e quelle svizzere: erano queste le cosiddette Terre Ticinesi, e lì operavano i migliori artisti rinascimentali della nostra regione, a torto relegati a ruolo minore rispetto ai contemporanei fiorentini e romani. L'alta Lombardia fu invece territorio di confine, pronto ad accogliere le novità provenienti da Milano (dove alla corte sforzesca lavorava nientemeno che Leonardo da Vinci) e a rielaborarle in chiave originale e versatile.
Attraverso un percorso che si snoda tra una cinquantina di opere, selezionate dai curatori Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, la mostra ricostruisce un importante tassello del Rinascimento italiano. Vi sono i quadri di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, infarciti di esoteriche e dotte citazioni, come la splendida «Fuga in Egitto» dipinta dall'artista seguendo i racconti dei Vangeli apocrifi per il santuario della Madonna del Sasso all'Orselina, e le opere di Bernardino Luini, artista che amava mescolare le ricerche prospettiche leonardesche con la grazia di Raffaello. Luini, nato a Dumenza, nell’attuale provincia di Varese, lavorò molto sul territorio (sua, ad esempio, è la bella pala nella Basilica di San Magno a Legnano, i cui affreschi cinquecenteschi sono stati recentemente oggetto di un completo e scrupoloso restauro) e fu molto amato dai collezionisti dell'Ottocento, fatto che ha favorito la diaspora di molte sue opere. In occasione dell’esposizione in territorio elvetico, dal prestigioso Philadelphia Museum of Art arriva a Rancate la delicata «Sant'Anna», parte di un polittico che si trovava a Mendrisio, mentre il duomo di Como ha prestato due tele del Luini di dimensioni monumentali: il «San Sebastiano» e il «San Cristoforo». La mostra alla Pinacoteca Züst è stata anche l'occasione per studiare e restaurare, in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, diverse opere del Rinascimento lombardo: spiccano tra queste il grande arazzo «Giulio Cesare riceve la testa di Pompeo», unico pezzo firmato di Antonio Maria da Bozzolo, riconosciuto universalmente come il più bravo tessitore di arazzi nella Milano del Cinquecento, e la «Madonna svenuta», scultura lignea del pavese Giovanni Del Maino, finora sconosciuta al pubblico e dotata di una sorprendente modernità. Un'interessante appendice della mostra - complice il consolidato legame tra Varese e il Canton Ticino - sarà esposta nella Sala Veratti del capoluogo insubre: dal 16 ottobre, nel refettorio dell'ex convento di Sant'Antonino si potranno ammirare due tavole di Francesco De Tatti, principale artista rinascimentale varesino. Dal museo di Nancy arriva la coloratissima «Madonna con il Bambino e Angeli» mentre da Craveggia, in Val Vigezzo, il «Cristo in pietà», entrambi parte di un polittico destinato in origine alla chiesa di San Martino a Varese. Il comune di Varese e l'Università di Milano hanno di recente sostenuto la compilazione del catalogo completo delle opere di De Tatti e dai documenti ritrovati si è scoperto - ennesima testimonianza del legame tra le terre insubri e quelle ticinesi - che l'artista realizzò nel 1526 un polittico, oggi perduto, proprio per la comunità dei fedeli di Rancate. Per informazioni: www.ti.ch/zuest.