Riscaldamento, come ripartire le spese

Oggi qualsiasi combustibile ha raggiunto prezzi proibitivi e la spesa del riscaldamento influisce pesantemente sui bilanci delle famiglie. Vengono, quindi, messi in discussione il criterio usato per il riparto della spesa e la sua corretta applicazione, la differenza di temperatura ambiente nei vari appartamenti dello stesso edificio, l'opportunità di staccarsi dall'impianto centrale. Fra i criteri di riparto adottati i più frequenti fanno riferimento esclusivamente alla superficie radiante, oppure in parte a questa e in parte al volume dei locali riscaldati o, infine, al solo volume. Per interpretare il secondo comma dell'art. 1123 del Codice civile si è espressa la Cassazione che (26 gennaio 1995. n. 946) ha affermato che «l'unico criterio base» è quello della superficie radiante. Va sottolineato il termine «base» con cui s’intende specificare che non si può prescindere dalla quantità di calore che i corpi riscaldanti possono erogare.
In effetti, fino a qualche decina d'anni fa, i radiatori venivano commercializzati in base alla superficie radiante che, scaldata dall'acqua, cede calore all'ambiente; oggi, più correttamente, devono essere osservate delle norme Uni sulla base delle quali si stabilisce per ogni corpo riscaldante l'emissione termica, ossia la quantità di calore che il radiatore cede all'ambiente. È facile verificare, confrontando i dati forniti dalle case costruttrici, che la superficie radiante non è strettamente proporzionale all'emissione termica. Ed è logico sia così perché, a parità di superficie, il radiatore sottile rende più di quello spesso, così come il radiatore basso rende più di quello alto. Con il criterio dell'emissione termica questo ostacolo all'equità verrebbe superato ma non risolve il problema della quantità di calore ceduto all'ambiente se la temperatura media dell'acqua dei radiatori non è uguale per tutti. Tale situazione non si verifica quasi mai per motivi che vanno dalla scorretta progettazione alla riduzione dei diametri della tubazione causata da incrostazioni.
Un caso particolare si presenta al tecnico incaricato di variare la tabella di riparto, a seguito di sostituzioni dei corpi riscaldanti o di variazioni della disposizione dei locali, quando la precedente tabella era stata compilata sulla base delle superfici radianti dedotte dalle pubblicazioni delle case costruttrici. Infatti, per i radiatori di nuova costruzione le case forniscono i dati dell'emissione termica e non la superficie radiante. In questo caso, per rendere omogenei i dati per la nuova tabella occorre che il tecnico adotti un coefficiente di rapporto unitario tra la superficie radiante e l'emissione termica, stabilisca cioè la quantità di calore che può erogare in un’ora un metro quadrato di superficie radiante dei radiatori. Per dare un'idea indicativa: un metro quadrato di superficie radiante corrisponde a circa 450 kcal/h oppure a circa 523 W.
Qual è il criterio più equo per ripartire le spese di riscaldamento negli impianti centralizzati? Forse, pur con tutti i limiti, è quello tradizionale della superficie radiante eventualmente aggiornato con la trasformazione in emissione termica, sempre che non ci si voglia avvalere della moderna tecnologia.
Oggi, infatti, sarebbe consigliabile installare valvole termostatiche e contatori di calore. Le prime consentirebbero di avere la temperatura desiderata in ogni singolo ambiente; i secondi contabilizzano la quantità e la differenza di temperatura tra mandata e ritorno dell'acqua che passa nella zona di impianto. Il prodotto eseguito dal contabilizzatore della quantità d'acqua e della differenza di temperatura con lettura continua fornisce la quantità di calore erogata dall'impianto nelle diverse zone.
Se l'impianto è stato realizzato contemporaneamente alla casa le colonne montanti saranno preferibilmente a perimetro e quindi per ogni radiatore occorrerà installare un'apparecchiatura , mentre se l'impianto è stato fatto successivamente alla costruzione della casa, quasi sicuramente la distribuzione sarà orizzontale con un unico ingresso dei tubi nell'unità immobiliare e in tale punto potrà essere installato il contatore e le sonde di mandata e di ritorno con risparmio di lavoro e spesa. Come si può evincere la spesa del riscaldamento può essere ripartita legittimamente in diversi modi; tuttavia sarebbe più intelligente impiegare energie nell'ammodernare gli impianti per un esercizio meno dispendioso, piuttosto che in diatribe e cause legali per ripartirne la spesa.