Rischio geologico per seicento edifici

Scuole, ospedali e ampie porzioni di territorio a rischio idrogeologico. L’ultimo rapporto fornito dal centro studi del Consiglio nazionale dei geologi è tutt’altro che rassicurante: sono 629 in tutta la regione le scuole pubbliche classificate a «rischio», il 6,3 per cento del totale lombardo.
A questo numero si aggiungano una settantina di ospedali fra pubblici e privati: il 6,7 per cento delle strutture sanitarie regionali. In tutto, guardando anche alle abitazioni, si contano 113mila edifici costruiti nelle aree a rischio della Lombardia. A occhio e croce, una fetta di popolazione pari a 600mila persone potrebbero essere potenzialmente colpite da eventi calamitosi.
Il rischio è direttamente proporzionale alle esondazioni. Dal Seveso al Mincio, dal Ticino all’Adda. Per non parlare del bacino del Po e delle difficoltà di chi vive in montagna o nelle zone collinari. La Lombardia può franare da un momento all’altro, le esondazioni sono sempre più frequenti. Basta un acquazzone virulento per mettere in ginocchio Milano e, negli ultimi tempi, per effetto del clima stravolto, le piogge sempre più intense e si concentrano in un lasso di tempo brevissimo.
È la prima volta che esiste una mappa precisa del rischio idrogeologico in regione, lo studio è stato realizzato in collaborazione con il Cresme, (centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio).
In Lombardia il 60 per cento dei comuni è interessato in qualche modo da criticità idrogeologiche, la superficie complessiva supera i duemila chilometri quadrati. I territori dove il fenomeno registra un’ampiezza maggiore sono Sondrio, Bergamo e Brescia. L’elevato tasso di rischio comporta costi notevoli. Negli ultimi dieci anni le istituzioni pubbliche lombarde hanno speso circa 7 miliardi per mantenere l’assetto idrogeologico, per conservare il suolo, per ridurre l’inquinamento, per proteggere la biodiversità dei beni paesaggistici e per gli interventi a sostegno delle attività forestali. Nonostante ciò, le misure non sono bastate a evitare fenomeni di dissesto idrogeologico consistenti. «Non è mai esistita nei nostri territori una politica estesa di prevenzione - ha dichiarato Umberto Puppini, consigliere nazionale dei geologi - Quello che sta succedendo negli ultimi anni è una prova: si interviene solo sulle emergenze mentre bisognerebbe promuovere interventi manutentivi ordinari e straordinari per contenere il rischio che ci siano frane, colate, tracimazioni di torrenti e altro». Guardando al quadro fosco lombardo il geologo ha ammesso: «Settanta ospedali e 600 scuole non sono poche anche se le percentuali di incidenza in Lombardia sono inferiori alla media nazionale».