A rischio la scuola col 7% di italiani. La Lega: "Il Comune deve salvarla"

L’elementare di via Paravia potrebbe essere accorpata. Idem l’istituto dei ciechi. La Moioli si impegna: &quot;Resterà così e ne faremo un laboratorio di integrazione&quot;<br />

Fino a cinque anni fa i bimbi italiani erano ancora il 44 per cento. Oggi in alcune classi ce n’è soltanto uno. Il 93 per cento degli iscritti sono stranieri, di venticinque nazionalità diverse. Alla scuola elementare di via Paravia gli insegnanti hanno a che fare con una buona parte di studenti al primo anno che non conoscono ancora l’italiano, ma anche con tanti casi «difficili»: dodici allievi sono seguiti dai servizi sociali, trenta presentano problemi comportamentali, quaranta hanno situazioni familiari critiche e quaranta hanno anche difficoltà di apprendimento. L’elementare conta solo sei classi (due le terze) per circa 120 iscritti. Fa parte del plesso scolastico che comprende anche l’istituto per i disabili della Don Gnocchi, ma tutti insieme gli studenti arrivano a 360. Meno di cinquecento. Non in grado quindi, secondo la riforma Gelmini, di restare autonome e avere diritto da settembre 2009 ad un preside e un ufficio di segreteria proprio, e con meno fondi si rischia pure il ridimensionamento del corpo insegnante. Una sorte che potrebbe toccare anche alla scuola dell’Istituto dei ciechi di via Vivaio.
Ma a difendere l’elementare più multietnica della città, a sorpresa, c’è il capogruppo e parlamentare della Lega Matteo Salvini, che ha ricevuto nelle ultime settimane le proteste degli insegnanti e della direttrice: «Se l’accorpamento degli organismi didattici è la premessa perché anche i bambini (sono soprattutto arabi) in futuro siano distribuiti nelle altre scuole creando ritardi nei programmi anche per gli italiani, è meglio mantenere questa struttura, un vero e proprio esempio di “scuola ponte”. È un aiuto anche alle famiglie immigrate, che spesso non parlano neanche l’italiano e seguono invece un percorso di integrazione con gli insegnanti dei figli». Si tratta spesso, insiste Salvini, «di casi difficili, a livello di ordine pubblico e comportamentale, i bimbi hanno bisogno di essere seguiti dagli stessi maestri o rischiano di perdere anche il know-how acquisito nei primi anni in classe». Salvini ha chiesto quindi all’assessore comunale all’Educazione, Mariolina Moioli, di insistere con la Regione (a cui spetta il riordino della rete scolastica sul territorio) perché «sia per via Paravia che per l’istituto dei ciechi venga concessa una deroga».
L’assessore non ha perso tempo: «Le terremo così come sono, non ci saranno accorpamenti» assicura. Condivide le osservazioni e riferisce di aver già chiesto formalmente alla Regione l’impegno a conservare così come sono le due scuole, «per le loro peculiarità devono essere salvaguardate. La scuola di via Paravia in particolare ha un altissimo numero di stranieri e sto lavorando con la direzione scolastica per farne un vero e proprio laboratorio di integrazione».