Il riso cambogiano a dazio zero mette in ginocchio il made in Italy

Mondine in rivolta. La protesta nazionale: piazza Castello a Torino diventerà una risaia

Il riso italiano rischia di scomparire a favore di quello cambogiano. Grazie alle importazioni agevolate a dazio zero, il paese asiatico nel primo trimestre del 2014 ha fatto segnare un aumento record del 360%. I dati allarmanti sono contenuti in un dossier elaborato da Coldiretti e diffuso oggi in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori con le mondine e loro famiglie che scenderanno dalle campagne per organizzare manifestazioni in tutta Italia. A Milano sarà occupata via Gioia e una delegazione incontrerà il presidente della regione Maroni mentre a Torino, con lo slogan «restituiamo il riso al Piemonte», i coltivatori occuperanno per l'intera giornata Piazza Castello, proprio di fronte alla sede della Regione che per l'occasione sarà trasformata in risaia e dove si potrà degustare l'autentico riso piemontese. «Il lavoro delle oltre 2.500 imprese per un totale di 8.000 addetti, non può essere messo a rischio a causa delle indiscriminate importazioni dall'estero», attacca la Coldiretti piemontese.
L'Italia è il primo produttore europeo di riso che garantisce notevoli opportunità di lavoro in tutta la filiera che interessa in totale circa 10mila famiglie. Una realtà in cui è fondamentale la qualità del prodotto made in Italy che, secondo Coldiretti, dovrebbe essere difesa anche con l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima e tramite provvedimento ad hoc contro le importazioni incontrollate, grazie anche all'istituzione di una unica borsa merci e la rivisitazione dell'attività di promozione dell'Ente Nazionale Risi. MBas

Commenti

buri

Ven, 11/07/2014 - 10:49

Altro bel successo del governo italiano, ma quella gente che sta a Roma sa quello che fa, oppure mette la firma senza conoscere i problemi e la conseguenza? probabilmente Renzi si è trovato il riso cambogiano ib eredità, ma di certo non ha fatto niente per correre ai ripari e così altra attività agricola in pericolo e altri disoccupati, bel risultato!

Ritratto di ASPIDE 007

ASPIDE 007

Ven, 11/07/2014 - 10:50

...Pieno appoggio ai produttori del riso italiano.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Ven, 11/07/2014 - 11:08

Ed intanto da Palazzo Chigi si continua a blaterare di orgoglio nazionale e di ripresa a portata di mano. Che si aspetta a tradurre i responsabili di questo autentico tradimento davanti ad una corte marziale?

Raoul Pontalti

Ven, 11/07/2014 - 12:01

Il riso italiano ha solo ingrassato qualche agrario regalando zanzare e soprattutto atrazina e bentazone al popolo padano. Sia eliminata la coltivazione del riso o resa assolutamente biologica e venduti il raccolto quale prodotto di nicchia a prezzo adeguato, ma il riso per sfamare un popolazione costa molto meno sia in termini economici che sanitari importarlo da paesi dove clima e costo della manodopera ne consentono una coltivazione redditizia e meno inquinante (e inquinata...). (Nota esplicativa per i bananas: il riso è una monocoltura, di per sé ecologicamente insostenibile, per sostenerla comunque si deve ricorrere o alle mondine (vedi foto) o all'uso massiccio di erbicidi, pesticidi, etc, che inquinano il suolo, la falda acquifera, etc. Quei bastardi dei risicoltori italiani hanno resistito fino all'ultimo per mantenere la possibilità di inquinare finché la giustizia europea non ha calato definitivamente la mannaia, ma l'atrazina la sopportiamo ancora dopo oltre vent'anni dalla proibizione definitiva grazie alla UE).

G.E.Caffù

Ven, 11/07/2014 - 13:28

Il commento di Raoul Pontalti o è puro tentativo di disinformazione o è un inno all'ingnoranza: 1) atrazina e bentazone non si sono mai utilizzati nella risicoltura; 2) se si usassero i pesticidi (peraltro vietati) nelle risaie non ci sarebbero le zanzare, peraltro presenti anche laddove le risaie non ci sono; 3) le risaie costituiscono un ecosistema fondamentale sia per gli anfibi che per gli uccelli; 4) le mondine sono ... estinte; 5) le falde non sono inquinate dalle risaie ma da altre attività antropiche. Quindi, "bastardi" non sono i risicoltori ma chi -fatta salva l'eventuale esimente dell'ignoranza- sostiene tesi false e disinformanti. GECaffù

G.E.Caffù

Ven, 11/07/2014 - 14:42

Buon giorno a tutti. Credo che la questione sia mal posta in quanto sembra riguardare esclusivamente gli interessi degli agricoltori italiani quando, invece, riguarda i cittadini/consumatori italiani (ed europei). Infatti, tutte le produzioni italiane sono sottoposte a vincoli, regole e divieti posti a tutela della salute del consumatore e dell’ambiente. Al contrario, le produzioni straniere (e, soprattutto, extra UE) non risultano sottoposte a pari vincoli. Sempre per le medesime esigenze di tutela del consumatore, sono posti vincoli, regole, divieti e protocolli anche con riferimento ai successivi passaggi delle derrate alimentari dalla raccolta, alla conservazione, alla trasformazione, al confezionamento sino al consumatore. Ebbene, nel caso specifico del riso cambogiano o birmano o, comunque, extra UE, non vi è alcuna certezza dell’esistenza di pari vincoli anzi, risulta proprio il contrario sia con riferimento all’utilizzo nella coltivazione di prodotti fitosanitari vietati in Italia, sia con riferimento alle successive fasi della lavorazione sino all’arrivo al consumatore europeo (si pensi che si tratta di riso già lavorato o semilavorato –quindi privato della sua protezione naturale costituita dalle glumelle-, trasportato alla rinfusa –ossia non confezionato- all’interno di container navali –ossia stivato in ambiente caldo ed umido e, potenzialmente, inquinato- che giunto a destinazione viene semplicemente confezionato e messo in vendita). Quindi, se così è –e sfido chiunque a smentirlo-, delle due l’una: - o i vincoli, regole, protocolli e divieti di cui sé e detto (posti a tutela della salute del consumatore e dell’ambiente, ma che penalizzano pesantemente il produttore italiano e non gli consentono di produrre ai bassi costi dei produttori stranieri) sono del tutto inutili tanto da permettere la vendita ed il consumo di derrate prodotte, trasformate e conservate liberamente ed in assenza di pari vincoli, regole, protocolli e divieti, per cui si sta danneggiando il produttore italiano; - o, di fatto, si sta permettendo la commercializzazione di derrate coltivate, trasformate e conservate senza che sia preventivamente accertato il rispetto di quegli stessi vincoli, regole, protocolli e divieti posti a tutela del consumatore. Quindi, se così è –e, nuovamente, sfido chiunque a smentirlo-, credo che la protesta non debba essere prerogativa esclusiva del mondo agricolo. Diamoci tutti una mossa. GECaffù

Raoul Pontalti

Ven, 11/07/2014 - 14:52

G.E. Caffù io mi firmo per esteso, pur potendo dire castronerie, (e ne dico e mi corbellano e poi chiedo scusa) non amo però sparare cazzate tanto per farlo, perché nella mia zona sono ben conosciuto. Ho citato queste due sostanze non solo per l'importanza storica ma anche perché tuttora costituiscono l'inquinante più presente nelle acque sotterranee anche se il contributo maggiore proviene da altre coltivazioni, ma in ragione delle superfici interessate il contributo percentuale maggiore venne dalle colture risicole. Se Ti prendi la briga di consultare il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2009-2010 edito dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale nel 2013 troverai precisa conferma del mio dire: verifica espressamente i dati per atrazina e bentazone e verifica se a pag.46 del rapporto non si trovi scritto: "Il bentazone è un erbicida di post-emergenza utilizzato nel riso, frumento, mais, pisello e soia." e ancora alla stessa pagina per il bentazone: "La contaminazione è concentrata nelle zone risicole del Piemonte e della Lombardia". E allora chi eleva inni o innalza peana all'ignoranza? Ribadisco infine che quei bastardi non paghi delle deroghe del passato su cui poi intervenne la UE continuano imperterriti a chiedere deroghe (vedi il caso del triciclazolo). E allora mio caro contraddittore (non perdo nemmeno tempo da cultore di biologia e zoologia a confutare le castronerie su pesci e anfibi nelle risaie) o Ti prendi la briga di leggere qualche buon manuale di agronomia o di risicoltura con note storiche (per l'atrazina da tempo vietata) o è meglio che Te ne torni a mungere le vacche e a pulire le tette alle scrofe sennò si infettano i suinetti.

Raoul Pontalti

Ven, 11/07/2014 - 15:09

Il secondo commento di Caffù è meglio confezionato e soprattutto condivisibile. Il problema centrale è imporre all'importatore il rispetto delle norme e non mediante inutili grida e ripetute, ma eseguendo sistematicamente i controlli non solo della documentazione accompagnatoria ma anche del carico che se è rappresentato da alimenti sia per il consumo umano o per il bestiame (che a sua volta viene mangiato da noi) va controllato al porto di sbarco senza se e senza ma e non solo con una semplice occhiata, ma ben ispezionato, annusato, palpato e con l'invio al laboratorio di adeguati campioni per le opportune ricerche espressamente calibrate per il tipo di alimento considerato. Analoghi controlli su tutta la filiera dal porto al consumatore finale, quindi ditte di trasporto, ditte di preparazione e confezionamento, ditte di distribuzione. E chi sgarra va sanzionato senza pietà. Personalmente invoco da una vita la revoca perpetua di licenze di produzione e commercializzazione a carico di produttori e commercianti (ma anche trasportatori, certi sono davvero degli animali e con le temprature commettono bestialità senza limiti troppo spesso) presi in castagna ripetutamente a commettere frodi sugli alimenti che speso sono un attentato gravissimo alla salute dei consumatori e nei casi più gravi anche con una sola irregolarità devono essere costretti a cambiare mestiere.

G.E.Caffù

Ven, 11/07/2014 - 15:59

Caro Sig. Pontalti, credo che, qualificandosi cultore di biologia e zoologia, possa esserle di molto interesse ed utilità (quanto meno ad evitare -come le chiama Lei- castronerie) una discesa dai monti fin verso la Lomellina e constatare con mano la reale situazione dei luoghi e dell'ambiente. Potrei anche invitarla a pranzo ed accompagnarla in una scampagnata in risaia (e, magari, anche all'Università di Pavia), assicurandole sin da ora che, occupandomi di legge (anche agraria), mi sarà impossibile coinvolgerla in quelle attività –nelle quali, dalle parole che usa, sembra manifestare una certa esperienza solo pratica (non sono “tette” ma mammelle!)- a cui mi ha invitato a ritornare. Mentre Le rispondo, prendo atto della Sua condivisione al mio secondo commento, per cui La invito senza riserve alla scampagnata con merenda a base di pesci e rane allevate e/o pescate nelle risaie!) e, a tale fine, Le do i riferimenti per la gradita accettazione. Avv. Giovanni E. Caffù. P.S.: mi raccomando l'anti zanzare!

Ritratto di hernando45

hernando45

Ven, 11/07/2014 - 16:40

Ecco un'altro l'ennesimo BUON MOTIVO per uscire dall'Europa!!! Saludos

Ritratto di hernando45

hernando45

Ven, 11/07/2014 - 16:46

GE CAFFU-PONTALTI 7 a 1 per rimanere in tema calcistico!!!! Saludos