Rivolta contro i «soffiatori»: «Sono dannosi per la salute»

Un tecnico su dieci ha problemi di udito. I macchinari superano i 65 decibel di tolleranza del rumore Sollevano in aria anche Pm10, polvere e sporcizia

Nugoli di polvere alla «desert storm»; ululati che superano i 100 decibel a dispetto di quanto stabilisce la normativa antirumore; intenso puzzo d’olio e benzina bruciata. Niente paura, siamo in un qualsiasi parco cittadino verso le 10 di una mattina autunnale mentre gli operai del verde rincorrono coi soffiatori in spalla il fogliame a terra nel vano tentativo di accumularlo. Se tutto ciò fosse esistito ai tempi di Jacques Prevert, di certo il poeta non avrebbe scritto Le foglie morte ma avrebbe preso carta e penna e dettato al sindaco di Parigi la sua protesta...
Ma tant’è: oggi siamo tutti un po’ più schiavi del progresso. Nemmeno i netturbini usano più ramazze di saggina, rastrelli e carriola ma apparecchi rabbiosi caricati a spalla, che terminano in una lunga proboscide da cui escono 700 metri cubi di aria all’ora, come dalle trombe di Gerico. Alla faccia degli spazi verdi in cui il cittadino vorrebbe trovare l’agognata quiete.
Queste macchine - nome tecnico «soffiatori spalleggiati» - ormai la fanno ovunque da padrone. Anche a Milano, dove una persona su 10 ha problemi di udito causati dal rumore eccessivo. Basta osservare come vengono usati: non solo sui manti erbosi - dove comunque il «massaggio» esercitato dal rastrello avrebbe una funzione rivitalizzante per la terra - ma su viottoli interni dei parchi, stradelli terrosi e aree polverose sollevando ogni volta ingenti quantitativi di sporcizia e Pm 10.
«Mia figlia che ha tre anni - dice una mamma ai giardini pubblici di via Palestro - è terrorizzata dal loro rumore». Le fa eco un professionista in tenuta da jogging: «I nuvoloni di polvere sollevati dai soffiatori sono a rischio congiuntivite sia per i passanti sia per gli addetti». In effetti il rumore prodotto da questi apparecchi è eccessivo e non spaventa solo i bambini più sensibili: recenti studi dell’Ocse indicano che il livello di tollerabilità umana al rumore è pari a 65 decibel; limite oltre il quale scattano stress, problemi di comunicazione, limitazione della produttività, pessimo umore, disturbi cardio-vascolari.
Ma è poco igienico anche sollevare polveroni, soprattutto nei parchi cittadini dove abbondano le deiezioni canine. Basta sfogliare qualsiasi compendio di medicina pratica per scoprire che il suolo può essere contaminato oltre che da polvere e Pm10 anche da microrganismi e parassiti; per esempio dai germi sporigeni responsabili del tetano: «Non è bello - prosegue il professionista in tuta - venire al parco e subire un aerosol tanto malsano proprio mentre si fa jogging».
Ma ecco la carta di identità dei «mostri del verde» usati a Milano con tanta disinvoltura. I soffiatori hanno motori a due tempi da 40 a 70 centimetri cubi; pesano da 7 a 10 chili a seconda del tipo e della marca; consumano miscela al 4 per cento, hanno una rumorosità mai inferiore ai 90 decibel (la normativa anti rumore raccomanda di non superare i 60 nelle aree interessate a scuole, ospedali ma anche nei parchi pubblici urbani) e costano attorno ai 500 euro l’uno.
Quante ramazze si potrebbero comprare con questa somma? Quanti milanesi più rilassati si potrebbero incontrare nei parchi una volta eliminati polvere, puzzo e rumore? I tecnici del global service (il pool di imprese che cura il verde cittadino) mettono la questione sulla bilancia costi-benefici: «Abbiamo - dicono - 15 milioni di metri quadri a verde da curare. Ci mancherebbe pure che usassimo solo scope e rastrelli».
Ma gli ambientalisti e i cittadini scuotono la testa: «L’uso improprio dei soffiatori - replica l’architetto Giampaolo Artoni, del direttivo regionale di Legambiente - è da mettere in relazione con la bassa qualità dei servizi erogati dal Global service. Per fortuna - prosegue Artoni - a queste imprese è rimasta solo la manutenzione delle aree verdi, perché il servizio di pulizia sta passando all’Amsa che usa macchinari meno potenti, quasi esclusivamente sui manti erbosi dove è impossibile alzare polvere».