Rivolta contro la Provincia: «Non paga più le bollette»

Il Csa si rivolge al Consiglio di Stato per contestare Palazzo Isimbardi che ha deciso di non rimborsare più i telegrammi per chiamare i supplenti

Gioia Locati

La Provincia non vuole più pagare le bollette dei telegrammi alle scuole. Ma le scuole non ci stanno. È Antonio Zenga, dirigente del Csa, Centro servizi amministrativi, ad affondare il fioretto: «Stiamo pensando di fare ricorso al Consiglio di Stato. La Provincia mette in discussione la legittimità della spesa dei telegrammi e noi ci stiamo rivolgendo all’Avvocatura dello Stato per un parere. Altrimenti c’è il rischio che qualche altro Comune avanzi la stessa pretesa».
L’amministrazione di Palazzo Isimbardi ha deciso, con il primo di settembre, di non onorare più le spese telefoniche dei telegrammi. In altre parole di non sostenere quel servizio, previsto per legge, di reclutamento dei docenti. Un sistema tra l’altro caro: 160mila euro nel 2003, diventati 372mila euro lo scorso anno. «Per legge a noi competono solo le spese di gestione - aveva sentenziato l’assessore all’Istruzione Giansandro Barzaghi, forte dei pareri ufficiali di Anci e Upi (le associazioni dei comuni e delle province) -, a quelle didattiche deve pensarci il ministero, dunque a Milano il Csa».
E così, il dilemma. Chi pagherà quest’anno? I dirigenti hanno trasmesso le loro perplessità in via Ripamonti, qualcuno ha dichiarato di aver compilato fino a 180 bollettini per rintracciare un solo supplente, qualche altro teme che i soldi si debbano tirar fuori dalle iscrizioni. L’ex preside del Parini, Daniele Straniero, ha commentato: «Una volta aggiravamo l’ostacolo e risparmiavamo usando il telefono per i supplenti “vicini”, ossia quelli che arrivano dalla provincia. Mandavamo il telegramma a chi risiedeva in regioni dal centro al sud».
Paola Frassinetti della Commissione istruzione in Provincia e capogruppo di An ha presentato un’interrogazione: «Considero il taglio di questa spesa un provvedimento illegittimo che si ripercuote sul lavoro dei precari. È una decisione che mette in difficoltà i presidi». L’assessore all’Educazione del Comune, Bruno Simini, è lontano anni luce dalle posizioni del suo collega provinciale: «È un provvedimento che danneggia la scuola e penalizza i precari: finché non c’è un sistema che permetta alle scuole di comunicare in rete e quindi di sveltire il “reclutamento” è giusto che un supplente in graduatoria possa scegliere fra 30 scuole». I costi sono alti proprio perché un docente riceve telefonate e altrettanti telegrammi da 30 istituti e poi 29 telefonate e 29 telegrammi si rivelano una spesa inutile. Carta alla mano, si paga comunque di più per i supplenti delle scuole dell’obbligo che per quelli delle superiori: l’anno scorso le bollette delle 500 elementari e medie ammontavano a 692mila euro, comprensive di telefonate e telegrammi. Ma la Provincia insiste nella sua battaglia: «Non vogliamo che le scuole alzino le tasse, manderemo una lettera ai dirigenti per chiarire la questione. Abbiamo già deciso che impiegheremo i soldi risparmiati per finanziare delle borse di studio da cento euro l’una. Verranno assegnate a chi ha un reddito basso certificato dal codice Isee e serviranno per acquistare i libri di testo».