La rivoluzione del ministro «Basta raccomandati faremo spazio ai migliori»

da Roma

Ministro Giorgia Meloni se chiedesse ad un suo coetaneo italiano qual è la strada per trovare un lavoro decente lo sventurato risponderebbe: cercare una raccomandazione.
«È vero ma non per colpa sua. I ragazzi rispondono in base ai modelli che vengono proposti dalla società. In Italia funziona ancora e soltanto il sistema del familismo e delle conoscenze. Un meccanismo che non va condannato in assoluto o demonizzato ma che ovviamente non deve restare l’unica strada. Anche perché chi non ha opportunità è condannato a restare per sempre fuori dal sistema. Basterebbe applicare al meglio ed in tutte le sue parti la legge Biagi, potenziando il ruolo delle Università e istituendo luoghi reali e credibili dove possano incontrarsi con profitto la domanda e l’offerta».
Proposte concrete?
«Voglio promuovere una autentica rivoluzione del merito. Siamo cresciuti in una società che ci ha imposto il modello sessantottino, ovvero l’uguaglianza al traguardo. Io invece voglio uguaglianza al punto di partenza. Poi l’ingegno e le capacità dell’individuo devono venir fuori e devono fare la differenza. Siamo già d’accordo con il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta: lanceremo il concorso dei mille talenti, l’idea nasce dal libro Meritocrazia di Roger Abravanel. Una selezione dei migliori dieci, cento, mille giovani laureati che dopo una selezione verranno sostenuti con borse di studio e poi inseriti in ruoli chiave della pubblica amministrazione. Vogliamo creare una task force di giovanissimi preparati per formare una squadra di pronto intervento a disposizione della presidenza del consiglio».
Lei è donna e per di più giovane: due categorie che oggi nel nostro paese fanno fatica a galleggiare e si considerano pesantemente discriminate. Come si diventa ministro a 31 anni?
«Quando ho iniziato a fare politica non ho mai pensato che sarei potuta diventare ministro. Ho fatto una scelta di passione e determinazione. Ora mi metto al servizio della mia generazione».
Come?
«Il mio piano si basa su quattro pilastri. Oltre alla rivoluzione del merito, diritto al futuro; valorizzazione della meglio gioventù; protagonismo generazionale».
Valorizzazione, protagonismo. Ma questa generazione viene sempre descritta come priva di speranze e rinchiusa nel privato.
«Appunto. Ci raccontano e ci descrivono soltanto o i bamboccioni o i criminali che sono una piccola minoranza. Io invece voglio raccontare la meglio gioventù: una serie di storie positive attraverso la tv e anche il nostro sito. Volontari, sportivi, mamme giovani che lavorano. Ragazzi e ragazze impegnati: sono la maggioranza. Poi occorre restituire ai giovani il diritto al futuro, garantendo un lavoro, una casa e la possibilità di mettere su famiglia. Mutui agevolati per la prima casa e diritto alla maternità: avere figli non deve rappresentare un lusso. Non accetto il fatto che di fronte al calo demografico e all’indice di fecondità più basso d’Europa, 1,32 per le donne italiane, la risposta dei governi fino ad ora sia stata: tanto i figli li fanno li immigrati. Ma allora noi italiani siamo destinati a scomparire? Le famiglie non debbono più avere timore di mettere al mondo un figlio».
La legge 40 sulla fecondazione assistita costituisce un ostacolo alla maternità come sostengono in molti?
«Rifiuto l’approccio ideologico su tematiche tanto complesse. È ancora presto per promuovere o bocciare la legge. Resto contraria alla sperimentazione sugli embrioni e mi chiedo se è davvero civile una società che si impegna per rendere l’aborto sempre più facile e invece non fa nulla per favorire la vita, tutelandola anche nella fase più fragile».
Intende impegnarsi su questo fronte?
«Promuoverò una serie di campagne informative. Educazione sessuale indirizzata ai giovanissimi dai 12 ai 18 anni di concerto con il ministero dell’Istruzione per una sessualità consapevole e responsabile. Niente giudizi morali ma informazioni necessarie. Poi anche una campagna di sensibilizzazione per contrastare la superficialità con la quale troppo spesso si sceglie l’interruzione di gravidanza».
Si parla di intercettazioni e presunte conversazioni hard tra il premier e esponenti femminili del governo. Questo clima, visto il suo ruolo, la imbarazza?
«Se ne parla ma non vedo nulla di concreto. Il gossip non mi interessa: continuo a fare il mio lavoro».