Rivoluzione a scuola trampolino dei furbi

(...) e le loro amorevoli famiglie, sempre pronte a difendere l’esuberanza del pupo e delle pupe. È spiacevole che gli esercizi dei graffitari e casseurs si siano un’ennesima volta verificati nella sostanziale indifferenza di Milano: che sembra si sia rassegnata. Ancor più spiacevole è che l’autorità scolastica dia l’impressione d’essere impotente. In un incontro con il direttore scolastico lombardo Mario Dutto - in passato chiamato provveditore - i presidi degli istituti hanno chiesto un «tavolo istituzionale permanente» che esamini i problemi derivanti dalle ricorrenti agitazioni. Come si diceva una volta per un sigaro, e come si dice adesso per le commissioni parlamentari, un «tavolo istituzionale» non lo si nega a nessuno. Non serve a niente, ma a ben pensarci è meno nocivo del sigaro.
È una prestigiosa etichetta appiccicata al nulla, un rifugio comodo se non si sa che pesci pigliare. Chi invoca severità, lo so, è biasimato come reazionario e forcaiolo, insensibile ai nobili fermenti di ragazze e ragazzi. I quali - perfino Mario Capanna lo ammette, bontà sua - possono anche eccedere, ma a fin di bene, in un impeto generoso, con fini progressisti. I giovani che a scuola vorrebbero banalmente studiare sono invece torpidi, monotoni, sordi alle parole d’ordine delle minoranze illuminate. Che promuove azioni illegali, non di rado violente, in alcuni casi schiettamente teppistiche, ma non se ne fa mai carico (come del pagamento dei danni). L’autogestione è una parola vuota se non comporta, insieme alla pretesa di fare ciò che si vuole, anche la responsabilità di ciò che si è fatto: dal punto di vista didattico, dal punto di vista legale, dal punto di vista morale, dal punto di vista monetario.
Ma questo, irrideranno i leaderetti della rivoluzioncella, è un prosaico ragionamento terra terra, un conto della serva. Loro volano alto. E forse potranno ricordare, a disdoro di quanti quel ragionamento lo condividono, che altri sfasciacarrozze giovanili hanno fatto molta strada nella vita, astutamente correggendosi, e diventando politici magari nel centrodestra, o grandi managers di multinazionali ultracapitaliste. La rivoluzione può essere molto redditizia, basta abbandonarla in tempo, esibendo tuttavia come medaglie le trascorse turbolenze.
Finirà mai questa storia? Prevarrà mai il principio che le scuole servono per apprendere e per prepararsi alla vita, non per inneggiare a Mao o a Fidel o al Che Guevara, e per imprecare contro Berlusconi? Signora Letizia Moratti, lei è ministro dell'Istruzione e ha molte probabilità di diventare sindaco di Milano. I cittadini che pagano le tasse le rivolgono una sommessa preghiera: dia un’occhiata a questa faccenda delle agitazioni e dei vandalismi. Ci consideriamo nelle sue mani.