Rom, no del Viminale alle richieste di Alemanno "Sorpresi, abbiamo già stanziato 20 milioni"

Dopo la tragedia di Tor Fiscale coi 4 bimbi morti carbonizzati il sindaco di Roma torna a stringere i tempi sul piano rom: "Basta baracche. Se diamo loro le case verranno da tutta Europa". Ma il Viminale boccia la richiesta di 30 milioni per l'emergenza nomadi: "Abbiamo già dato"

Roma - C’è "sorpresa" al Viminale, per la lettera inviata oggi dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dal prefetto della Capitale, Giuseppe Pecoraro, al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dopo la morte dei quattro bimbi rom. Il sindaco chiede altri 30 milioni per l’emergenza nomadi, ma al ministero dell’Interno ricordano che il Viminale ha già stanziato complessivamente 60 milioni di euro per l’emergenza in cinque regioni. Al Lazio ne sono andati un terzo, ai quali vanno aggiunti altri 12 milioni concessi da Comune e Regione, per un totale di 32 milioni di euro. Intanto Alemanno chiede regole e rispetto per mantenere la patria potestà: "Bisogna che il tribunale dei minori accompagni le nostre azioni, perché spesso favorisce la famiglia e si dimentica dei minori che vivono purtroppo in condizioni drammatiche".

La "sopresa" del Viminale La sorpresa al Viminale - oltre che per aver appreso della lettera dalla stampa - è data dal fatto che il piano nomadi di Roma è stato approvato e finanziato da tempo e nelle numerose riunioni svolte nei mesi successivi all’approvazione, dalla Capitale, fino a ieri, non era stata segnalata alcuna nuova esigenza. La richiesta al ministero appare quindi "immotivata" e, comunque, contenendo domande di deroghe importanti, come quelle ai vincoli archeologici, andrebbe girata a Palazzo Chigi. Il piano nomadi, si fa notare sempre al Viminale, va attuato più velocemente, ma ciò compete al sindaco ed al prefetto, che è commissario straordinario. Il ministero è disponibile a contribuire con interventi di Protezione civile, come tende ed altre attrezzature ritenute necessarie.

La procura indaga Abbandono di persone minori o incapaci, in base all’articolo 591 del codice penale. È questo il reato ipotizzato dalla procura di Roma per i genitori delle quattro vittime del rogo di Tor Fiscale. Il pm, Maria Cristina Palaia, e il procuratore aggiunto, Pierfilippo Laviani, coordinano gli accertamenti degli investigatori della squadra mobile della polizia. Gli uomini diretti da Vittorio Rizzi hanno ascoltato sia i genitori dei piccoli sia la sorella appena maggiorenne delle piccole vittime. A piazzale Clodio, nelle prossime ore, saranno quasi certamente recapitati i rapporti dei vigili del fuoco e della scientifica. E oggi verrà dato incarico agli esperti dell’istituto medicina legale della Sapienza di svolgere l’esame autoptico.

Il piano rom "Chiederemo alla protezione civile di allestire delle tendopoli, così potremo sgomberare tutti i microcampi fatti di baracche e di morte" questo il piano rom di Alemanno. E il sindaco ha fretta di cominciare. "Mi sono impegnato a non stare più zitto, a urlare ogni volta che c’è qualcuno che blocca i processi" come l'attuazione del piano nomadi. Il sindaco ribadisce che "bisogna andare avanti giorno per giorno con grande velocità e determinazione senza ammettere più che qualcuno possa bloccare questo percorso". Il primo cittadino racconta di averlo detto anche al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ieri, "era chiaramente commosso" durante l’incontro con i genitori dei quattro bimbi rom morti nel rogo della loro baracca. Alemanno spiega che anche Napolitano "ha detto che i tempi devono essere accorciati e per questo chiediamo anche il suo appoggio. In Italia - ha concluso - purtroppo quando accadono fatti drammatici si urla all’emergenza e poi, il giorno dopo, si ricomincia con il solito andazzo lento e faticoso. Io non starò più zitto". 

No alle case Per fronteggiare l’emergenza e chiudere i campi abusivi e pericolosi, "dobbiamo arrivare ad avere 10 campi autorizzati per dare presidi socio educativi, una piena scolarizzazione ai bambini, un percorso di integrazione e condizioni sicurezza adeguate" spiega ancora Alemanno. "Proprio a sei chilometri da dove avvenuta tragedia eravamo pronti già un anno e mezzo fa a costruire un campo, ma siamo rimasti bloccati da rilievi della soprintendenza e ricorsi al Tar. Dobbiamo dare un messaggio preciso, anche di carattere internazionale. Se noi diffondessimo l’idea che basta arrivare a Roma per avere una casa popolare o tutta l’assistenza possibile, rischieremmo di attrarre non qualche migliaio di nomadi, ma centinaia di migliaia da tutta Europa".