Roma, la via che non c'è ha 11.500 abitanti

E' nata come indirizzo virtuale per i clochard, ma ora via Modesta Valenti è l'oasi per chi vuole nascondersi

da Roma

Via Modesta Valenti. Numero uno, tre, cinque, sette, quindici. Roma. L’indirizzo è preciso. Tutto virtuale, però. Via Modesta Valenti è la via che non c’è: inventata per offrire una dimora fittizia a chi non ne possiede una vera, e diventata il rifugio di chi una casa vuol fingere di non averla. È nata per i clochard come Modesta Valenti, mendicante morta di stenti il 31gennaio 1983 vicino alla Stazione Termini. Nessuno la soccorse. Allora, nel 2002, la giunta comunale ha pensato di dedicarle questa via, che prima si chiamava «via della Casa comunale», un nome troppo riconoscibile, un marchio troppo evidente per chi, già, ne portava di pesanti. Un nome, un indirizzo per chi non ha casa ma, di fatto, vive fra le strade, i vicoli e gli androni della capitale.

L’intento è buono, ma qualcosa, nella via virtuale, si disperde. Il buon senso, la logica. Nella via che non c’è cominciano ad arrivare non soltanto clochard e mendicanti. Spunta anche chi, una casa, ce l’ha. Chi ha un indirizzo vero, in una strada vera, mane preferisce uno parallelo. Più sicuro: lì non ti troveranno mai. I residenti di via Modesta Valenti aumentano: sono undicimila e cinquecento. Tutti irreperibili. Nei municipi romani è il finimondo. Decine di notifiche di multe, atti giudiziari, ingiunzioni e diffide si sono riversate negli uffici delle Politiche sociali. Gli interessati si guardano bene dal farsi rintracciare. D’altro canto che cosa si può fare a uno che è residente in una via che non esiste? Niente. E le domande di residenza si moltiplicano.

La delibera che istituiva via Valenti era chiara: «per le persone senza fissa dimora presenti abitualmente sul territorio comunale e prive di domicilio». Stabiliva anche un criterio rigoroso per i numericivici virtuali: tutti dispari, «corrispondenti ai diciannove municipi». Per i municipi pari viene aggiunto il numero «uno». Tutto chiaro, insomma. Persino la Comunitàdi Sant’Egidio aveva sostenuto l’iniziativa, per i suoi scopi sociali: garantire i diritti anche ai meno abbienti. Uno dei primia trasferirsi nella via fantasma è stato Gabriele Paolini. Lui che si definisce «il presenzialista della Tv per eccellenza» mache, sulla residenza, preferisce mantenere l’anonimato. E la giunta Veltroni gli ha subito offerto la possibilità. La via che non c’è è un’attrazione irresistibile per chi vuole nascondersi. Perché via Modesta Valenti è nata per garantire diritti, dimenticandosi di far rispettare i doveri.

«Un giovane - racconta un’impiegata di banca - ci aveva richiesto più volte una carta di credito pre-pagata. Diceva di lavorare vicino alla nostra sede». Dopo qualche mese, il giovane chiede una carta di credito normale. «Noi gliela abbiamo concessa. Subito dopo ha prelevato l’importo massimo del credito mensile concesso». Il conto è in rosso di 1.400 euro, il ragazzo è sparito. «Il nostro ufficio legale ha avviatounaprocedura per il recupero del credito. A questo punto è uscita la storia della residenza in via Valenti. Solo allora abbiamo capito che si tratta di una via inesistente, una sorta di isola che non c’è, come quella di Peter Pan».

Via Valenti però sa poco di magia: non c’è il sapore dell’eterna immaturità, non c’è Campanellino con le sue gelosie, non c’è una Wendy pronta a salvarti. La via virtuale è molto più grottesca di quelle reali. Dice di solitudine, di beghe familiari, di stratagemmi da piccoli furbi. Finisce in tribunale, qualche volta. Un’assistente sociale chiede il trasferimento di residenza per uno dei suoi «pazienti»: l’uomo, 62 anni, ne ha passati quaranta in manicomio, la madre neha 83 e vive in un monolocale, la casa di cura «non è adatta alle sue esigenze». Nel giugno scorso il giudice tutelare decide che il paziente sia trasferito o presso la madre, o «presso via Modesta Valenti». Dove va ad arricchire la lista degli abitanti. Il responsabile dei servizi sociali di un municipio romano la definisce «una Veltronata»: «I danni sono sicuramente maggiori dei risultati». La burocrazia si ingolfa da sola. I residenti, oltre a essere irreperibili ai fini legali e giudiziari, creano problemi organizzativi agli uffici comunali, che devono assicurare a ciascuno il rilascio e la gestione dei documenti.

«La situazione rischia di esplodere» ha detto l’assessore alle Risorseumanee all’anagrafe. Ha assicurato che «la situazione verrà portata all’attenzione del Viminale ». Intanto gli indirizzi virtuali aumentano, aumentano. Non ci sono, ma si accumulano. Tutti rigorosamente dispari.