Roma, rivolta nell’Udc: "Votiamo Alemanno"

No a Rutelli, i centristi si scagliano contro la libertà di coscienza dettata dal partito di Casini e chiedono l'accordo con il Pdl per i ballottaggi per la corsa al Campidoglio

da Roma

Libertà di scelta o sostegno ad Alemanno? Scoppia la lite nell’Udc sul ballottaggio per il Campidoglio. La linea ufficiale, espressa dai responsabili del partito di Casini, è quella di lasciare agli elettori «libertà di voto». Ma l’ago della base capitolina dell’Udc è spostato in modo evidente sul candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno. A dimostrazione di ciò, ieri mattina, la classe dirigente romana del partito di via Due Macelli, tra quadri, dirigenti, eletti e candidati nei municipi, ha deciso di inviare una lettera a Pier Ferdinando Casini, Rocco Buttiglione e Lorenzo Cesa, per dichiarare apertamente l’appoggio ad Alemanno, rompendo così con quanto stabilito a livello nazionale.
«La base dell’Udc di Roma - si legge nella lettera firmata da circa 100 consiglieri del partito - in disaccordo con la linea dettata dalla classe dirigente nazionale, che invita i propri iscritti e i propri elettori a non schierarsi al ballottaggio per l’elezione del sindaco di Roma, decide di appoggiare la candidatura di Gianni Alemanno». Inoltre «con tale decisione si intende altresì estendere il sostegno ai candidati presidenti dei municipi del Pdl, e al candidato presidente della Provincia di Roma Alfredo Antoniozzi». La decisione presa a livello nazionale, per i dirigenti dello scudocrociato locale, «è incompatibile» perché «il centrodestra è il luogo di naturale collocazione politica del nostro partito e del suo elettorato».
La lettera arriva dopo che l’altra sera, in seguito a una lunga riunione del gotha romano dell’Udc, si è deciso di non scegliere tra Alemanno e Rutelli, facendo saltare anche le primarie tra gli elettori e gli iscritti centristi, lanciate da Casini martedì scorso, proprio per scegliere quale dei due finalisti in corsa per il Campidoglio votare il 27 aprile. Tra i primi a commentare la missiva ribelle, il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa: «Lasciare la libertà di voto non è una decisione presa a caso. Innanzitutto perché è in linea con tutta la nostra campagna elettorale: sarebbe incoerente da parte nostra cambiare atteggiamento. E poi perché, ora più che mai, per noi è fondamentale mantenere la barra ferma al centro». Ecco perché «la libertà di voto per noi è la scelta più opportuna».
Questo è il commento ufficiale. C’è poi chi, negli ambienti di via Due Macelli, aggiunge qualche dettaglio in più: «È ovvio che il partito abbia deciso di intraprendere la strada della libertà di scelta - spiega un esponente dell’Udc - ma è altrettanto ovvio che il nostro elettorato è di centrodestra, per lo meno la fetta maggiore. Quindi la scelta viene da sé...».
La polemica in casa Udc arriva contemporaneamente all’importante annuncio di Alemanno sugli apparentamenti del Pdl a Roma, nella sfida contro Rutelli: «Dopo aver riflettuto abbiamo deciso di andare da soli, per il ballottaggio non faremo accordi». Alemanno ha rivolto quindi ai cittadini un invito a votare «secondo coscienza», promettendo che il Pdl lavorerà «per il ricompattamento del centrodestra» ma che «prima di arrivare ad un apparentamento occorre un profondo chiarimento, e ciò avverrà anche con Storace». Il candidato di centrodestra ha definito quella del partito di Casini una decisione «corretta». «Rispetto l’Udc - ribadisce Alemanno -. Noi facciamo appello alle coscienze perché se il voto si basasse su questo principio Rutelli non raggiungerebbe il 10% dei voti».