Roma violenta, un uomo ucciso a colpi di pistola

Un uomo di 64 anni è stato ucciso a Roma in pieno giorno nei pressi del garage condominiale della sua abitazione, nel quartiere di Monteverde

Ucciso a colpi di pistola in pieno giorno. La cronaca di un altro omicidio avvenuto nella capitale, il 38esimo in 12 mesi, sembra la stessa di sempre. Un uomo armato di pistola coperto da passamontagna aspetta che la vittima scenda dall’auto per eseguire una “sentenza” decisa da chissà chi. Oppure, ma è la pista meno accreditata, entra in azione per rapinarlo. Un colpo, fra i tanti esplosi, alla tempia e poi la fuga, probabilmente assieme a un complice, nel dedalo di vie del quartiere Bravetta.

La dinamica dell’ennesimo episodio di criminalità finito nel sangue è un “disco rotto” che da ore mette sotto pressione gli inquirenti, alle prese con un caso a dir poco rognoso. Chi avrebbe voluto la morte di Antonio Maria Rinaldi, 64 anni, da tempo in affari nel settore delle aste immobiliari? Un piccolo precedente per droga risalente al ’98 e niente più per il casellario giudiziario. Per il resto sulla vita di Rinaldi buio pesto. Accade tutto in una manciata di secondi, alle 14,15, in un garage condominiale in via del Fontanile Arenato, dalle parti di via della Pisana. Il poveretto parcheggia la sua auto, una Smart, quando un uomo “travisato” con un cappuccio si avvicina. Fra i due solo qualche parola, poi diversi spari, a distanza ravvicinata: un proiettile lo centra alla testa, un altro finisce contro il muro, altri due o tre gli trapassano il corpo. Per il medico legale uno solo, alla tempia, quello fatale.

Secondo i primi accertamenti Rinaldi sarebbe stato in compagnia di un amico che non sarebbe stato in grado, però, di aggiungere elementi utili ai poliziotti accorsi sul posto, gli uomini della squadra mobile di Roma. Un’esecuzione in piena regola camuffata con un tentativo di rapina oppure l’azione sconsiderata di un delinquente assai maldestro, come accaduto tre settimane fa al Casilino quando vengono trucidati il barista cinese Zhou Zeng e sua figlia Joy di nove mesi? Quanto basta, comunque, per riaccendere polemiche al vetriolo in fatto di sicurezza: "Purtroppo Roma sta vivendo, come mai prima d’ora, un’emergenza criminalità - sostengono in una nota Pino Battaglia, consigliere Pd alla Provincia di Roma, Luca di Bartolomei, coordinatore Forum Sicurezza del Pd, Alberto Mancinelli, responsabile Sicurezza Pd Roma, Paolo Masini, consigliere comunale Pd, Jean-Leonard Touadi, deputato Pd -. Il sindaco Alemanno non è, come sosteniamo da troppo tempo, capace di farvi in alcun modo fronte. Per questo il Partito Democratico auspica che, quanto prima, il sindaco convochi il consiglio straordinario che da tempo, e su nostra richiesta, aveva annunciato, così da poter ascoltare le nostre proposte maturate anche grazie al rapporto con il territorio. Si tratta ora di lavorare tutti nell’interesse di Roma e dei suoi cittadini".

“Dov’è Alemanno?” rincara la dose il capogruppo Pd alla Pisana Esterino Montino. “Ancora una volta - aggiunge - la nostra città è stata squassata da colpi di arma da fuoco. Servono più agenti e mezzi per realizzare un controllo capillare del territorio con modalità nuove, oltre al fatto che le istituzioni hanno il dovere di lavorare per una cultura della legalità e del rispetto delle regole. La città è sempre più in mano a infiltrazioni mafiose, individui che praticano racket e usura, alla mercé di bande che spadroneggiano contendendosi il territorio e il mercato della droga”. “È uno scontro che possiamo e dobbiamo vincere, come dimostrano i risultati di tutte le operazioni condotte dalle forze dell’ordine e dalla magistratura in questi ultimi mesi - dichiara il sindaco Gianni Alemanno -. Decine di arresti, interventi sistematici nei quartieri a rischio, sequestri di droga, sono l’effetto di quest’opera ferma e incisiva che non si deve arrestare. È necessario procedere ancora a lungo con la massima fermezza e decisione, unendo tutte le forze politiche e sociali in una grande convergenza che sostenga senza esitazione l’azione dello Stato. Roma vincerà questa sfida: ogni forma di criminalità presente nella nostra città deve sapere che non avrà tregua”.

Per alcuni, in questo caso, la criminalità organizzata c’entrerebbe poco: “L'uomo che ha ucciso Antonio aveva tentato di rapinarlo, lui si è rifiutato e per questo è stato ucciso. Il killer era incappucciato ed è fuggito a piedi” ripete all’infinito in Questura l’unico testimone dell’omicidio, un amico che era con lui. Una strada, via del Fontanile Arenato, teatro nel 1987 di un omicidio eccellente, quello del generale dell’Aeronautica Licio Giorgieri ucciso da un commando di terroristi rossi dell’Unione Comunisti Combattenti: Claudia Gioia, Francesco Maietta, Maurizio Locusta, Paolo Persichetti. Già vittima di un attentato, fallito per un soffio, Giorgieri aveva più volte chiesto una scorta e un’auto blindata, sempre negate.