Effetto Raggi, nella Capitale voti dimezzati in tre anni per il M5S

Rifiuti, buche, arresti e trasporti a singhiozzo: dalle comunali del 2016 alle europee dello scorso maggio il Movimento 5 Stelle a Roma ha perso oltre 200mila preferenze

Dal 35% del primo turno delle comunali del 2016 al 17% delle europee. La cronaca del disastro elettorale grillino nella Capitale passa per le scorse elezioni politiche e regionali dove i voti del M5S sono via via crollati. Cannibalizzati dal Pd, che conquista i quartieri bene, e dalla Lega, che avanza nelle periferie, da quelle delle rivolte contro i rom, a quelle delle battaglie per la legalità. Come ad Ostia, l’ultima roccaforte grillina, dove nel 2017 la mini sindaca Giuliana Di Pillo conquistò il municipio commissariato dal Viminale per mafia. Nel feudo del clan Spada oggi il Movimento ha dimezzato i voti mentre il 29% dei cittadini ha dato fiducia al partito di Matteo Salvini.

Un’emorragia da 216.740 preferenze, che, secondo il Messaggero, è imputabile non solo ai disastri politici degli ultimi tre anni, ma anche alle faide interne. L’anno scorso le circoscrizioni di Montesacro e Garbatella sono passate al centrosinistra e nell’undicesima, lo scorso aprile, il mini sindaco Mario Torelli è stato sfiduciato e il municipio è stato commissariato. Nel frattempo la città è tenuta in ostaggio da difficoltà croniche che la giunta pentastellata stenta a risolvere. Dall’annuncio delle dimissioni di Pinuccia Montanari, lo scorso febbraio, la poltrona dell’assessorato all’Ambiente è rimasta vuota. Nel frattempo i cassonetti continuano a strabordare di rifiuti e complice il caldo, il rischio sanitario e l’invasione di topi e gabbiani è dietro l’angolo in parecchi quartieri.

Non solo, il Campiglio ambientalista che prometteva la chiusura del Tmb Salario, proprio nel III Municipio, è stato anticipato dal maxi incendio che lo scorso dicembre ha avvelenato l’aria in decine di zone della Capitale. Per non parlare della mobilità, con le centralissime fermate della metro Repubblica e Barberini chiuse per mesi per i guasti alle scale mobili, e le strade dilaniate dalle buche. Poi c’è il nodo dello stadio della Roma, che ha fatto perdere alla giunta grillina l’appoggio degli ambientalisti. Ora si cerca di recuperare consensi con le domeniche a piedi e le chiusure al traffico per i ciclisti, ma soprattutto si prende tempo.

"Non tutto è perduto" è il mantra che riecheggia a Palazzo Senatorio, mentre anche il baluardo dell’onestà grillina si è sgretolato dopo l’arresto per corruzione del numero due del Campidoglio, Marcello De Vito. A Virginia Raggi sono rimasti due anni per realizzare il cambiamento promesso. Poi la parola passerà ai romani.

Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Lun, 17/06/2019 - 16:31

non volevate bertolaso? volevate la funivia su roma? bene, eccovi qui! stupidi babbei comunisti grulli ! anzi.... 600 mila romani che hanno votato SBAGLIATO !!!!