Rotta sbagliata

Vi è una parte di ognuno di noi che reagisce con stizza ai disagi provocati dalle continue agitazioni Alitalia. «Che falliscano, e velocemente», debbono aver pensato coloro che hanno subito in questi ultimi sei giorni ritardi o sono incappati in uno degli 800 voli soppressi. Vi è una parte di ognuno di noi che ha poco interesse nella bandiera di chi ci trasporta, è più interessato ad essere trasportato. È quella parte di noi stessi che conosce le compagnie low cost, che è atterrato in aeroporti di seconda scelta, che ha perso una vacanza per «un’assemblea continua di Alitalia». E dunque è quella parte di noi che conosce i benefici della concorrenza e ne apprezza i suoi risultati. Corrado Passera che fa il banchiere e che ha contributo a dicembre a dare un miliardo di mezzi freschi alla compagnia, si dice esterrefatto.
Occorrerebbe bloccare per un attimo la nostra parte più sana e aperta alla concorrenza e cercare di capire cosa hanno in testa i lavoratori dalle parti di Alitalia. Come fanno a non capire che stanno buttando alle ortiche un patrimonio, per la verità ormai scarso, di risorse conquistate nel tempo. Bisognerebbe riflettere quale folle retropensiero ha permesso ad alcuni di loro di adombrare rischi di manutenzione sugli apparecchi Alitalia. Insomma bisognerebbe mettersi dalla parte degli indifendibili.
E un’idea l’abbiamo. Se in Italia ai lavoratori tutto è permesso, che tutto si faccia e si permetta. Ma qualcuno si è forse chiesto per quale motivo abbiamo dovuto aspettare per tredici mesi un contratto dei metalmeccanici? E per di più alla fine la Federazione degli industriali guidata da Massimo Calearo ha firmato per concedere le pretese economiche fatte sin dall’inizio? Ci si risponderà che si è conquistato qualche elemento di flessibilità. Storie, si tratterà tutto in una Commissione ad hoc. Si dirà che l’unità sindacale è un bene. Altre storie. Quando la Confindustria ha «disunito i sindacati» come nel caso milanese, ha ottenuto veri progressi di modernizzazione.
No, quello che ha contato sono stati i blocchi stradali. Le assemblee permanenti, le minacce di boicottare il debutto del Grande fratello. Quello che ha contato è l’irregolarità dei comportamenti. Non più l’autunno caldo, ma l’intero anno che va a fuoco. Non è un caso che proprio il giorno in cui i metalmeccanici firmano, i lavoratori Alitalia iniziano le loro proteste irrituali. Non è un caso che tra poco arriveranno alle Ferrovie dello Stato. Non è un caso che ieri i dipendenti hanno d’improvviso bloccato, irregolarmente, l’aeroporto di Caselle alla vigilia delle Olimpiadi invernali.
Non ci si prenda in giro. Il livello dello scontro più viene alzato e più rende alle frange estreme e massimaliste delle forze sindacali. È una grave responsabilità non averlo capito. Così come è una grave responsabilità della politica e in specie di coloro che governano, come nel caso di alcuni ministri, indulgere a queste pressioni. Berlusconi ieri ha parlato di interventi «manu militari». Non piace ai benpensanti. Ma invece piace a quella parte della popolazione che su questi campi vuole «tolleranza zero». Non vuole scioperi improvvisi, non vuole blocchi autostradali, non vuole che l’ordine pubblico si comprometta ad ogni piè sospinto. L’Alitalia potrà pure fallire. Le Ferrovie dello Stato potranno pure continuare ad essere sporche. E l’aeroporto di Caselle potrà boicottare le Olimpiadi. È quella grande parte dell’Italia sana, non assistita, concorrenziale e competitiva, che non se lo può permettere.