Ruotolo segue Santoroe abbandona Mamma Rai:"La tv è in mano ai partiti"

Alla brigata Santoro mancava ancora un volto, quello di Sandro Ruotolo. Ora il giornalista di <em>Anno zero</em> rompe gli indugi e si va avanti: a <em>Servizio pubblico</em> ci sarà anche lui, per ricostituire la stessa squadra di sempre

Ti pareva. Al nuovo programma di Santoro, quello che secondo le ultime informazioni dovrebbe chiamarsi Servizio pubblico, proprio come il sito, mancava ancora qualcuno perché i ranghi fossero serrati. Sandro Ruotolo. Ma, con un video sul sito internet, anche il giornalista conferma la sua adesione. Eccolo, anche lui dice sì, il 3 novembre anche lui sarà della brigata.

Ma ricapitoliamo. Il contratto di Sandro Ruotolo, il giornalista volto delle inchieste di Anno Zero, che lo legava alle amorevoli braccia di Mamma Rai, scade il 31 ottobre. Si conclude un rapporto di lavoro e si apre per lui una nuova, mirabolante avventura, al fianco dei compagni di sempre.

Ruotolo gioca alla pecorella smarrita e su Servizio pubblico, il sito messo in piedi dagli "esiliati" della televisione pubblica, piagnucola l'abbandono. "Michele, Marco, Vauro, ma volevate partire senza di me?". Evidentemente no. Il 31 ottobre si conclude il suo contratto di lavoro. Si, ma non quello affettivo con una televisione e una società alla quale hanno dato "una parte fondamentale" della sua vita lavorativa. Parole che un po' - per non dire del tutto - ricordano il saluto affettuoso di papà Santoro alla Rai. 

Tanti i ricordi che il buon Ruotolo si porterà dietro: "Libero Grassi con la sua battaglia contro la mafia, le guerre, i minatori del Sulcis, gli operai della Fincantieri, le nostre battaglie per la libertà di informazione". Ma va da sè, un'avventura come quella di Servizio pubblico, o Comizi d'amore, o quale che sarà il nome della nuova santoriade, perderla non si poteva proprio. E poi "il pubblico è il nostro padrone", mica "i partiti, che decidono la vita e la morte di un programma", mica quelle formazioni che recriminano, minando "l'avvenire di un comico, di un giornalista o di un autore". Ecco dunque spiegato l'addio, pur sofferto. La Rai "è un bene comune, sottratto un pezzo alla volta" ai milioni di persone che lo ritengono tale. Motivo per cui in Rai, Ruotolo dixit, è meglio non restarci.

"Lavorare solo per il pubblico, per un vero servizio pubblico", per Servizio pubblico "è il sogno di una vita". Alè, la vecchia brigata è ricostituita. Le avventure sinistrorse possono ricominciare.