Sì, no, astensione? A Cicagna c’è la cicogna

L’ufficio postale di «via Dei Cieli» risponde dal 1922

Fecondazione assistita: sì o no? Mentre tutta Italia si interroga sui complessi quesiti del referendum del 12-13 giugno, c’è un paesino sulle alture liguri fra Rapallo e Chiavari dove i metodi tradizionali sono di gran lunga preferiti. Si tratta di Cicagna, 2.500 abitanti appena, conosciuto in tutto il mondo come il paese della cicogna per antonomasia. Un riconoscimento dovuto non tanto all’assonanza fra i due termini, quanto a una vicenda accaduta nel lontano 1922, quando un povero postino si trovò per le mani una strana busta recante una sola, semplice indicazione: «Cicogna». «Un errore di ortografia» pensò l’uomo che, credendo di interpretare la volontà del mittente, fece pervenire la lettera all’ufficio postale di Cicagna. Accadde l’impensabile: la direttrice di allora - libera dagli «alt» imposti oggi dalla legge sulla privacy - la aprì, scoprendo che si trattava della richiesta di un bimbo in cerca di un fratellino o una sorellina. Fu così che, per non deludere le aspettative del piccolo né dei bambini che lo imitarono in seguito, la donna rispose a tutte le lettere, mettendosi per anni nei panni - anzi, nelle «penne» - del prolifico volatile. E dando inizio a una tradizione che ancor oggi fa di questo il paese della cicogna per antonomasia.
Sono migliaia le lettere che oggi giungono a Cicagna con la medesima richiesta e che puntualmente trovano risposta: come nelle migliori famiglie, la cicogna del 1922 ha tramandato la propria tradizione ai successori, decisi a rassicurare quei bambini che desiderano allargare la propria famiglia.
L’importante compito è ora svolto dalla signora Carla Casagrande: «Mi arrivano buste da tutt’Italia e spesso anche da Svizzera, Germania e Inghilterra. L’ultima è quella di un bambino di Pantelleria che mi raccomandava di stare attenta alle correnti che avrei incontrato lungo il viaggio e di tenere ben stretto il suo futuro fratellino. Altri mi raccomandano di mangiare e fare delle soste per non affaticarmi troppo. I più esigenti, invece, mi ordinano bimbi “belli, biondi e coi ricci” ma non stupidi altrimenti minacciano di rimandarli al mittente!». Le lettere sono custodite nella biblioteca della città, tutte indirizzate a una fantasiosa via Dei Cieli: «Cara cicogna, - scrive il piccolo Marco - vorrei un fratellino con cui giocare, ma che mangi e non faccia troppi capricci, altrimenti lo devo mettere in riga»; «voglio una sorellina che mi aiuti a fare i compiti» è la richiesta di Antonio; «e se non mi piacesse, posso resituirtelo?» domanda infine Flavia, incerta sul da farsi.
Negli anni Sessanta, durante i quali vi fu il boom dell’iniziativa, giunse perfino una lettera dell’allora first lady americana, Jacqueline Kennedy. «Aveva appena partorito - racconta la signora Casagrande - e così i miei predecessori le inviarono una cicogna d’oro come augurio di una felice maternità. Immagini la sorpresa quando si videro recapitare una lettera di ringraziamento su carta intestata della Casa Bianca».
In quegli anni, inoltre, era abitudine premiare le donne che avevano partorito in condizioni particolari e celebrare una festa nel mese di maggio. Festa che oggi è stata invece spostata al 10 luglio, quando gli abitanti del paesino festeggeranno l’arrivo dei bebè giunti qui nell’ultimo anno attraverso un immaginario viaggio tra i cieli.