Cardiochirurgia senza traumi

L'endoscopia cardiaca rappresenta oggi una nuova frontiera

Luigi Cucchi

Con l'endoscopia si apre un nuovo capitolo nella storia della cardiochirurgia mininvasiva. Si arresta il cuore, si ricorre alla circolazione extracorporea, ma non si apre il torace. I traumi sono estremamente ridotti. «Con un team della cardiochirurgia dell'ospedale San Bortolo di Vicenza abbiamo applicato questa tecnica afferma il cardiochirurgo Emad Al Jaber ad Amman, in Giordania, all'ospedale principe Hamza, il più grande ospedale pubblico della Giordania. È stato il primo intervento al cuore eseguito con questa metodica in tutto il Medio Oriente e nei Paesi Arabi». Il ministro della sanità giordano intende sviluppare un Centro cardochirurgico che impieghi questa innovazione. . Le televisioni arabe e soprattutto quella giordana, hanno dedicato ampi servizi a queste procedure cardiochirurgiche. Le autorità di alcuni Paesi arabi (Arabia Saudita, Kuwait e Dubai hanno già invitato il chirurgo ad operare i propri pazienti. «Facciamo un taglio di appena 3 cm e a volte meno con incisione periaereolare nell'uomo e sotto mammaria nella donna , introduciamo l'ottica e lavoriamo completamente guidati dal video o il monitor. In questo modo evitiamo al paziente il traumatismo della sternotomia o i tagli classici della mini-invasiva, perciò si ha meno dolore dopo l'intervento, meno infezioni, quasi nulla necessità di trasfusioni, pochi giorni di degenza in ospedale e più rapida ripresa della vita quotidiana e dell' attività lavorativa per non trascurare infine il lato psicologico legato all'estetica che risulta importante sopratutto nelle donne. La visione chirurgica non è diretta, come negli interventi tradizionali che si realizzano con l'apertura del torace, ma avviene precisa Al Jaber - attraverso uno schermo che riporta l'immagine del cuore in tutte le sue parti. Con questa tecnica possiamo trattare il 70% delle patologie cardiache che necessitano dell'intervento chirurgico (patologie valvolari mitraliche, aortiche e tricuspidali, difetti congeniti come difetto interatriale o ventricolari, patologie del ritmo come fibrillazione atriale) .

Al Jaber è nato in Giordania nel 1978, suo padre era preside in una scuola, la madre insegnante di inglese. Dopo alcuni anni trascorsi con la famiglia in Arabia saudita ha raggiunto l'Italia nel 1997 per compiere gli studi universitari ad Ancona, dove si è laureato con ottimi voti nonostante l'impegno in una pizzeria. «In sei anni non ho mai saltato un giorno di lavoro», ricorda. Poi la specializzazione in cardiochirurgia a Milano, all'istituto Monzino dove copre ancora oggi il ruolo di cardiochirurgo dell'unità sviluppo diretta da Gianluca Polvani. Ha compiuto poi un master in endoscopia cardiaca all'ospedale San Bortolo di Vicenza, un centro di avanguardia cardiochirurgica a livello europeo, guidato da Loris Salvador, un pioniere della endoscopia cardiaca con quasi duemila interventi già eseguiti. Le prime procedure al mondo di endoscopia cardiochirurgica sono state messe a punto nel 2005. Siamo agli albori di questa metodica che rappresenta una opportunità per tutti i pazienti ed in particolare per coloro che hanno più comorbilità. Nelle scorse settimane Al Jaber è tornato al Monzino dove ha operato con questa metodica alcuni pazienti con disturbi cardiaci valvolari. «Quando sono a Milano mi sento a casa. Amo questa città e, da quando avevo 8 anni ed ero in Giordania, seguo sempre il Milan di cui sono appassionato tifoso».