Evitare il dessert protegge la salute, anche nei magri

Eliminare un dessert, ovvero circa 300 calore al giorno, aiuta a ridurre la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari, il diabete e tante altre

Il dessert è per molti una portata immancabile di ogni pasto o, in alternativa, un gustoso spuntino durante la giornata. Corrisponde a circa 300 calorie giornaliere che, se eliminate, potrebbero migliorare sensibilmente la salute. È questa la notizia che arriva dagli Stati Uniti, precisamente dalla Duke University, dove alcuni ricercatori hanno confermato gli effetti benefici della limitazione dei dessert: meno probabilità di sviluppare diabete e malattie cardiache, anche nei soggetti magri.

Per questo studio, pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology, sono stati esaminati 218 partecipanti ed è stato chiesto loro di ridurre l'apporto calorico giornaliero di un quarto per ben due anni. Alla fine del percorso, i dati dimostrano come i partecipanti non solo abbiano perso peso, ma anche abbiano ridotto il rischio di malattie metaboliche come il diabete, così come i livelli complessivi di infiammazione. Quale sia la restrizione calorica che ha questi effetti non è ancora del tutto chiaro, ma gli autori credono vi possano essere effetti benefici anche sottraendo piccole quantità di cibo.

Anche senza essere necessariamente obesi, l'eccesso di peso ed eventuali malattie metaboliche sono alcuni degli indicatori dello stato di salute. Inoltre, mangiare più del necessario può causare infiammazioni. L'infiammazione sistemica è un importante fattore di rischio nello sviluppo di disturbi come il diabete, problemi cardiaci e anche l'Alzheimer o il cancro. Con questa nuova ricerca, inoltre, si è notato che togliere calorie può essere utile anche a chi rientra nell'intervallo di peso sano. Per i 218 partecipanti sono stati previsti tre pasti giornalieri, che rappresentavano circa il 75% dell'apporto calorico rispetto alle abitudini precedenti. Per i primi sei mesi, ancora, il campione ha partecipato anche a sessioni di consulenza e di formazione. La maggior parte non è riuscita a mantenere una dieta così ferrea per due anni consecutivi, pur ottenendo una media di circa il 12% del cibo in meno. Ciò ha permesso di perdere in media il 10% del peso corporeo, di cui il 71% era puro grasso.

Nel corso del tempo sono stati tenuti sotto osservazione i biomarcatori della sindrome metabolica, come l'insulino-resistenza, la tolleranza al glucosio, l'ipertensione, i trigliceridi e il colesterolo. Questi biomarcatori, al termine del percorso, suggerivano una riduzione dell'infiammazione e dei rischi per le malattie precedentemente elencate. Il dottor William E. Kraus, cardiologo della Duke University e autore principale dello studio, ha affermato: "Anche una modifica non così severa come quella di questo studio potrebbe ridurre l'impatto del diabete e delle malattie cardiovascolari nel nostro Paese”.