Influenza e complicanze, a Milano ospedali presi d’assalto

Per gestire l’emergenza, cresciuta anche con il diffondersi della polmonite, diversi ospedali di Milano hanno aumentato il numero di posti letto

Nonostante che il picco di contagi sia previsto per la fine di gennaio, già nei primi giorni del nuovo gli ospedali di Milano sono stati presi d’assalto da persone colpite dal virus dell’influenza.

Una vera e propria emergenza che le strutture stanno affrontando con tutti i mezzi a loro disposizione. Tra questi, vi è l’aumento dei posti letto per gestire i flussi e garantire ai cittadini l’adeguata assistenza. Come racconta il Corriere della Sera, al San Paolo si registra una media di 250/280 pazienti al giorno, a fronte dei 200 degli altri periodi considerati più tranquilli. Afflusso altissimo, soprattutto di bambini, anche al San Carlo. In questo nosocomio, la direzione ha deciso di aprire un reparto dedicato alle persone in via di guarigione, in modo da decongestionare le medicine e le chirurgie. Senza dimenticare quanto accade al Niguarda dove, tra fine dicembre e l’inizio di gennaio, il personale è arrivato a curare fino a 350 persone in un solo giorno contro i 280 degli altri periodi.

La situazione difficile potrebbe ulteriormente peggiorare. Come ha spiegato Fabrizio Pregliasco, virologo della Statale e direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi, siamo ancora nella fase di crescita dei contagi. ''Con il rientro in classe dei bambini, che spesso sono gli “untori”, raggiungeremo il picco''.

A preoccupare, però, non è solo il virus influenzale ma anche le complicazioni ad esso legate. La polmonite è una malattia da non sottovalutare ma che deve essere curata attraverso un trattamento adeguato. Nella stragrande maggioranza dei casi per una polmonite non è neanche necessario il ricovero in ospedale, a patto che si seguano le indicazioni dei medici.

''È un processo infiammatorio a carico dei polmoni in genere di natura infettiva. Il batterio più spesso responsabile è lo Streptococcus pneumoniae, ma possono essere chiamati in causa anche virus, microrganismi “atipici” tra cui il Mycoplasma e la Chlamydia, e molto più di rado funghi. Sebbene esistano forme virali, i virus agiscono soprattutto da “facilitatori” di sovrainfezioni batteriche, come accade per esempio con l’influenza che si può complicare con una polmonite batterica'', ha spiegato Sergio Harari, direttore dell’Unità operativa di Pneumologia all’Ospedale San Giuseppe MultiMedica di Milano.

Harari ricorda che le polmoniti si possono presentare con quadri molto diversi. ''I sintomi più caratteristici comunque sono la febbre, la tosse stizzosa o produttiva (grassa), il malessere generale e soprattutto la mancanza di fiato''. Proprio quest’ultimo disturbo deve far suonare la campanella d’allarme. ''Le polmoniti causate da germi atipici come il Mycoplasma pneumoniae hanno in genere un esordio più graduale e sono spesso accompagnate da sintomi non polmonari come mal di testa, dolori muscolari e nausea. Non solo, mentre nel caso delle polmoniti batteriche, auscultando i polmoni con lo stetoscopio, il medico sente rumori che segnalano la presenza di liquidi anomali negli alveoli polmonari, nelle polmoniti atipiche questi si sentono meno''.

Come sottolinea ancora il professore, la polmonite crea degli addensamenti polmonari visibili radiologicamente. Non sempre, però, è necessario ricorrere alla radiografia del torace per individuarli. In alcuni casi, infatti, possono bastare un’attenta visita e l’auscultazione dei polmoni con lo stetoscopio per avviare un trattamento mirato alla risoluzione del problema.

''Se il paziente risponde bene alla terapia non occorre fare altro. Diversamente nei casi dubbi conviene fare la radiografia, talvolta può persino rendersi necessaria una Tac se la radiografia è negativa. Anche al termine della terapia non è sempre indispensabile effettuare una radiografia per verificare la completa guarigione''.

Le forme batteriche e quelle causate da microrganismi atipici si curano con antibiotici. A questi si possono associare farmaci sintomatici per la febbre e la tosse. ''Affinché la terapia abbia successo- ha affermato Harari- è fondamentale prendere l’antibiotico seguendo con attenzione le indicazioni del medico. Interromperla prima del necessario espone al rischio di sviluppare resistenze, mentre prolungarla oltre le indicazioni delle linee guida favorisce gli effetti collaterali, dalla diarrea alla nausea a seconda del tipo di antibiotico utilizzato''.

Per la maggior parte delle polmoniti è sufficiente un trattamento di una settimana. Per capire se l’antibiotico è efficace oppure no bisogna aspettare almeno 72 ore. Salvo eccezioni, non bisogna mai sospendere l'assunzione dell’antibiotico o cambiarlo senza aver atteso questo lasso di tempo.

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Commenti

obiettore

Mar, 07/01/2020 - 15:54

... Dimenticato, sei anni fa mi sono fatto una polmonite perché il medico di base è sordo, non vuole farlo sapere e l'auscultazione è andata a farsi benedire. Sette giorni di *ugmenti* e viaaa !!!!!

Ritratto di Soloistic69

Soloistic69

Mar, 07/01/2020 - 15:58

Ringraziamo anche i nostri carissimi frateli e sorele venuti da lontan...