La sepsi, è un'emergenza

L'organismo reagisce erroneamente con l'attacco a organi vitali

Molte le iniziative negli ospedali italiani, nelle piazze, nei teatri, in occasione dell'appuntamento annuale del «World Sepsis Day», celebrato il 13 settembre scorso. Si sono mobilitati tutti gli specialisti della Societa italiana di anestesia, rianimazione e terapia intensiva per far conoscere questa patologia misconosciuta a molti pazienti, ma devastante. La Sepsi, risposta anomala dell'organismo ad una infezione, ha un tasso di mortalità cinque volte superiore all'ictus e dieci all'infarto. Oltre il 40 % dei pazienti non supera la fase acuta nonostante il ricovero ospedaliero nelle sale di terapie intensiva. Si manifesta quando la risposta dell'organismo danneggia i suoi stessi tessuti e organi. Può portare a shock, insufficienza d'organo multipla e morte, soprattutto se non diagnosticata precocemente e trattata. In Europa si contano più di 1.4 milioni di casi di sepsi all'anno. Negli ultimi dieci anni la comunità scientifica ha cercato di identificare precocemente i pazienti con sepsi. Ma, nonostante i progressi della moderna medicina (vaccini, antibiotici e cure intensive), questa malattia rimane una delle principali cause di morte. La sepsi è responsabile della maggior parte della mortalità associata con HIV/AIDS, malaria, polmonite e altre infezioni acquisite in comunità, in ambienti sanitari e da lesioni traumatiche. I tassi di ospedalizzazione per sepsi hanno ormai superato l'incidenza di infarto miocardico e provoca più decessi di quelli legati al cancro alla prostata, cancro al seno e l'HIV / AIDS messi insieme. É quanto affermano gli specialisti della Siaarti, l'associazione che raccoglie i medici anestesisti e riabilitatori. Diversi studi hanno dimostrato che una terapia antibiotica inappropriata o non tempestiva aumenta il rischio di morte. La prevenzione si attua attraverso programmi di infection control e di antimicrobial organici che dovrebbero essere attivati in tutti gli ospedali. Ciò non avviene. Fondamentale inoltre è la comprensione dei fattori di rischio, della gestione antibiotica attraverso terapie di combinazione e lo sviluppo di innovativi antibiotici.

La sepsi è oggi una questione di sanità pubblica. Questa convinzione non è ancora diffusa quanto sarebbe necessario. Ma l'incremento della popolazione anziana, il numero di terapie che inducono immunosoppressione e di tecnologie di supporto vitale, di procedure invasive, così come l'aumento di infezioni da germi antibioticoresistenti, costituiscono un chiaro allarme. La sepsi è un'entità patologica negletta. La Giornata mondiale della sepsi promuove la conoscenza di questa patologia e l'importanza della tempestività d'intervento. Per combattere la sepsi, come per tutte le gravi infezioni, servono non solo competenze, ma anche una visione organizzativa integrata: dal territorio al dipartimento emergenza urgenza fino alla terapia intensiva, ma anche dalla corsia chirurgica e medica fino alla terapia intensiva. Non a tutti è noto infatti che poche azioni semplici e condivise salvano la vita, diminuiscono la mortalità, risparmiano sofferenze e costi. Per questo, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana hanno già messo in atto programmi di educazione e implementazione delle linee guida per il trattamento della sepsi. La Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive ha lanciato l'allarme: nel 2025 potrebbero verificarsi oltre un milione di decessi per la crescente resistenza agli antibiotici da parte di molti batteri.