Salva Stati, Barroso: subito fondo permanente Ma la Slovacchia dice no

La road map di Barroso: anticipare dal 2013 al 2012 l’approvazione del fondo Europeo di stabilità. Ma il "no" della Slovacchia all'estensione del fondo salva Stati mette a
rischio l'Eurozona

Ora è burrasca. Ora vacilla qualcosa per davvero. Ora che il "no" della Slovacchia all'estensione del fondo salva Stati mette a rischio l'intero progetto di soccorso finanziario ai paesi dell'Eurozona e aggrava la crisi del debito. Il parlamento slovacco ha bocciato, ieri sera, la proposta avanzata dall'esecutivo e insieme sfiduciato il governo guidato dal premier Iveta Radicova. Oggi, però, è intervenuto il presidente dell'Unione europea Jose Manuel Barroso illustrando la road map da percorrere: "Bisogna anticipare dal 2013 al 2012 l’approvazione del fondo Europeo di stabilità (Esm), che sostituirà l’Efsf".

In Slovacchia la conclusione era apparsa già chiara nel dibattito del pomeriggio e il voto l'ha confermata: dei 124 deputati presenti hanno votato contro 9 deputati, 55 hanno votato a favore, ma 60 deputati si sono astenuti. Dopo il voto positivo di Malta ieri sera, la Slovacchia era l'ultimo paese dei diciassette Paesi a procedere al voto sul fondo. Adesso è l'unico Stato a non averlo ratificato. Di fatto il verdetto negativo potrebbe avere solo l'effetto di rallentare l'estensione del fondo. Tanto che la nuova votazione potrebbe tenersi già settimana prossima. I deputati slovacchi si sono riuniti per ratificare l'estensione del fondo salv -Stati ieri pomeriggio. In seguito a disaccordi manifestatisi nelle ultime settimane dentro la coalizione quadripartita, dovuti all'atteggiamento negativo del partito Libertà e Solidarietà, il voto in parlamento era unito alla fiducia al governo. Con il voto voto negativo è caduto anche il governo di centrodestra. Insomma per colpire la coalizione uscita vincente dalle elezioni del giugno 2010 è stato preso di mira l'euro.

Una delle prime decisioni del governo della Radicova era un "no" al prestito alla Grecia e un "sì" preliminare alla creazione del fondo salva-Stati, al quale allora la Slovacchia avrebbe dovuto contribuire con 4,37 miliardi di euro. A riforma avvenuta il contributo slovacco è salito a 7,7 miliardi di euro (circa il 10 per cento del prodotto interno lordo), cosa ritenuta inammissibile dai liberali. Di fatto, il Paese con un esborso di questa entità rischia di indebitarsi a sua volta. A dirlo è stato anche il leader dei liberali Richard Sulik sostenendo che la Slovacchia è troppo povera per pagare gli errori di Paesi più ricchi. Per questo aveva chiesto che la Slovacchia fosse dispensata dall'obbligo di pagare il suo contributo.