Salvini alla rivolta fiscale per la sanità ai migranti

"Non pagheremo allo Stato i 166 milioni". L'azzurro Mantovani: "Pretenderemo tutto Ma la proposta leghista è impraticabile"

Lega di lotta di governo. Dopo il reddito di cittadinanza da destinare solo agli italiani, Matteo Salvini alza i toni della battaglia contro gli immigrati. E propone al presidente della Regione, Roberto Maroni, una specie di rivolta fiscale: ovvero non pagare allo Stato 166 milioni di euro, quel che in base ai calcoli in mano al leader della Lega costano le prestazioni sanitarie offerte agli immigrati. «Lo Stato fa orecchie da mercante, non ce li rimborsa» dice un barricadero Salvini dai microfoni di Radio Padania, scatenando le reazioni di pancia di tanti ascoltatori.

La parola battaglia non è un'esagerazione. È lo stesso Salvini a evocare la prima guerra mondiale. Il 24 maggio si ricorda il giorno del 2015 in cui l'Italia entrò in guerra. «Questa domenica, come cento anni fa, non passa lo straniero» è lo slogan messo a punto dai lumbard . E Salvini, citando la famosa canzone degli alpini, indirizza la belligeranza (o secondo i gusti, il no pasaran ) verso i migranti approdati nelle terre lombarde. «Cantavano “Il Piave mormorò, non passa lo straniero”, e sono morti per questo. Oggi si rivolterebbero nella tomba, vedessero come adesso lo straniero lo andiamo a prendere a casa sua e ce lo portiamo qua» le parole del leader leghista a Radio Padania.

Secondo la legge, a pagamento, il cittadino straniero senza permesso di soggiorno può usufruire di cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti, cure essenziali e tutela della salute del minore fino a diciotto anni. E poi di vaccinazioni, diagnosi e cura delle malattie infettive. Lo straniero non iscritto al Servizio sanitario che non può permettersi di pagare il servizio, può comunque accedervi, certificando la propria indigenza. I costi sono tutti a carico del ministero degli Interni o del Servizio sanitario nazionale, che sono tenuti a rimborsare la Regione. Sono proprio questi i fondi di cui la Lombardia chiede un rientro al governo.

«Naturalmente esigeremo il credito che abbiamo con lo Stato e lo esigeremo tutto» concorda l'assessore regionale alla Sanità, Mario Mantovani. Ma il vicepresidente della Regione contesta la somma fornita da Salvini («ai miei uffici risulta che l'ammontare sia superiore ai 100 milioni ma non di 166 milioni») e soprattutto ritiene l'idea non praticabile da un punto di vista tecnico. «È una proposta inattuabile - dice Mantovani -. Come facciamo a non versare i soldi allo Stato, se sono automaticamente versati attraverso le tasse dei cittadini? Noi paghiamo le tasse a Roma e purtroppo siamo la Regione a cui torna indietro meno: il 68% del versato, il più basso riconoscimento tra tutte le Regioni. Ci basterebbe imitare l'Emilia, che ha il 75% del ritorno». Il tema è stato uno dei cavalli di battaglia elettorale.

La questione del credito della Regione verso lo Stato per le prestazioni sanitarie era stata discussa nell'aprile scorso. Il ministero dell'Interno aveva tentato una mediazione e la Prefettura aveva offerto a Palazzo Lombardia un rimborso forfettario. È ancora Mantovani a escludere «trattative in corso» con il Viminale: «Esigiamo l'intero contributo previsto per queste prestazioni».